Tre domande a…Donata Ripamonti

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

L’ospite di questa settimana è Donata Ripamonti, pedagogista e dottoranda di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Sappiamo che stai conducendo una ricerca sulla relazione dei bambini piccoli con gli oggetti informatici e che questa diventerà l’oggetto della tua tesi di dottorato.
Ti chiediamo cosa esattamente ti attrae in questa interazione così precoce tra infanzia e tecnologia.

Fin da bambina ho amato i libri, quelli di carta, e le storie; leggere è sempre stato il mio passatempo preferito.

Una volta diventata pedagogista, uno dei miei principali temi di studio e di insegnamento è stata la letteratura per l’infanzia. Credo – ma non è solo un mio parere, ormai molti studi lo confermano – che l’incontro precoce tra bambini e narrazione abbia una profonda e positiva influenza dal punto di vista relazionale, emotivo e cognitivo. Accompagnare un bambino nel magico mondo della narrazione è un’esperienza di incancellabile densità sia per l’adulto che per il piccolo, uno dei migliori doni che gli si possa fare.

L’avvento delle tecnologie digitali, in particolare, dei dispositivi touch (smartphone, tablet, …) e la facilità, la naturalezza con cui i bambini più piccoli si avvicinano ad essi e li utilizzano hanno suscitato in me molta curiosità e molte domande rispetto ai vantaggi, ai rischi che tali strumenti presentano e al futuro dei libri di carta; ho però preferito assumere un atteggiamento di giusta distanza tra entusiasmo e diffidenza e dedicarmi a una ricerca che possa contribuire a conoscere gli stili di esplorazione, d’uso e di relazione che il mondo delle tecnologie digitali suscita nei bambini piccoli e possa fornire agli adulti indicazioni utili per accompagnare con competenza e cautela, senza eccessivi entusiasmi o timori, i bambini in un mondo che sta diventando sempre più digitale.

L’età che prendi in considerazione è quella delle scintille iniziali, lo stile di vita si definisce in questi anni di grande fertilità cognitiva ed emotiva.
Cosa ci puoi dire a proposito della presenza di questi nuovi ospiti nell’esistenza dei piccoli, proprio in una fase così decisiva.

Sicuramente i primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale di una persona. Il cervello di un bambino piccolo attraversa importanti processi maturativi, principalmente legati al consolidamento delle reti di comunicazione tra le cellule che lo compongono. La massiccia diffusione delle tecnologie digitali e, in particolare, dei dispositivi mobili sta influenzando e influenzerà gli scenari educativi e formativi, costringendo genitori, educatori e insegnanti a interrogarsi rispetto agli effetti provocati da tale rivoluzione. Molto poco si sa, al momento, sui reali cambiamenti che tablet e smartphone possono provocare nei modi di vivere, di pensare e di apprendere, sull’impatto che ha l’uso di queste tecnologie fin dalla più tenera età sulla mente, sull’identità e sui modi di interagire e comunicare dei “nativi digitali”. Io ritengo che non si tratti di consentire o proibire l’accesso dei più piccoli agli strumenti digitali, ma piuttosto di individuare modalità e strategie per far sì che i bambini possano sempre essere protagonisti attivi dei loro apprendimenti, integrando le loro modalità conoscitive, spontanee e intuitive, con le forme di elaborazione e di comunicazione della tecnologia digitale, la cui diffusione nelle vite di tutti noi è inarrestabile.

Prova a dirci che cosa, secondo te, rappresenta per un bambino piccolo l’oggetto informatico con cui si pone in relazione, se ne percepisce, ad esempio, fino in fondo la sua natura non intenzionale.

L’ingresso delle tecnologie digitali nella vita dei più piccoli suscita inevitabilmente alcune importanti domande: sono in grado i bambini di 2, 3 anni di incontrare il mondo virtuale? L’irruzione di questo mondo nei loro contesti di vita quanto smarrimento, quanta perdita del senso di identità può causare? E ancora: che cosa significano “vero” e “finto” per i “nativi digitali”? Quale differenza esiste per loro tra l’azione diretta su un oggetto e l’azione su un’immagine attraverso il touch screen? Si tratta di interrogativi ai quali è necessario dare risposte attraverso l’osservazione, la riflessione, il desiderio di capire liberato dai pregiudizi. È con questo atteggiamento che sto conducendo la mia ricerca e che penso gli adulti si debbano accostare a un tema così importante e così delicato per comprendere in che modo i nuovi media coinvolgono i bambini, incontrano i loro pensieri, creano significato, modificano la comunicazione e lo scambio di conoscenze.

Donata Ripamonti

ripamontiPedagogista, dottoranda di ricerca. Collabora con le cattedre di Pedagogia generale e Letteratura per l’infanzia dell’ Università di Milano Bicocca – Facoltà di Scienze della Formazione Primaria. Svolge attività di formazione e supervisione presso scuole, asili nido e servizi educativi per la prima infanzia.
Tra le sue pubblicazioni D. Ripamonti, P. Tosi, “I momenti di cura nei servizi e nelle scuole dell’infanzia” (Edizioni Junior, 2010), (a cura di) S. Mantovani, P. Ferri, “Bambini e computer”, (Etas, 2006), (a cura di) S. Mantovani, P. Ferri, “Digital kids”, (Etas, 2008), “Generazione touch” (Rivista Bambini, marzo 2016).

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