Le fabbriche di bufale e noi

Jonah Lehrer è un giovane saggista americano, dopo la laurea alla Columbia University ha lavorato nel laboratorio di Eric Kandel e ora si occupa di psicologia e neuroscienze. (Wikipedia)

Recentemente Codice Edizioni ha pubblicato il suo ultimo libro, Sull’amore, che si apre con una nota molto particolare dell’autore. Questa.

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Tecnologia e formazione

Mi trovo nel capannone dove lavoro, fuori è una bella giornata, dentro le macchine viaggiano a pieno regime, ingranaggi ben oliati di un meccanismo ormai rodato.

All’improvviso un colpo sordo e un lampo di luce mi fanno capire che, invece, qualcosa si è inceppato. Sono il responsabile della sicurezza e ricordo bene il protocollo, lo stavo guardando poco fa, affisso al muro.

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Tre domande a…Mario Danesi

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

L’ospite di questa settimana è Mario Danesi, enologo, titolare della cantina San Michele e vice presidente del Consorzio Monte Netto.

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Dal Big Mac ai Big Data

Ho deciso che avrei iniziato a correre quando mi sono accorto che la bilancia lanciava scricchiolii e che il numero di cifre a sinistra della virgola si stava pericolosamente avvicinando a tre.

Da buon trentenne tecnologico ho immediatamente preparato una playlist con le canzoni adatte alla corsa e scaricato tre o quattro app dedicate all’allenamento. Ho provato le più famose (Runtastic, Runkeeper, Google Fit…) e quelle dai nomi più accattivanti (Corri una tre chilometri, Corri una cinque chilometri, Comincia a correre…), alla fine la scelta è caduta su quella il cui nome giocava in maniera equilibrata su motivazione e senso di colpa: Correre per dimagrire.
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Tre domande a…Donata Ripamonti

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

L’ospite di questa settimana è Donata Ripamonti, pedagogista e dottoranda di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

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Filosofia con i bambini

Da bambino non amavo la solitudine, che fosse la mia o quella degli altri, questo mi ha stimolato a sviluppare una socievolezza piuttosto spiccata, soprattutto a scuola, coi compagni, sebbene fossi un alunno talvolta distratto.

Tale desiderio di “avvicinare” non si fermava però alle sole persone.

Quando si trattava di svolgere un tema, non mi preoccupavo solo di scrivere correttamente e con dei buoni contenuti, ma amavo pensare che le parole si sarebbero tenute compagnia.

Se dopo un punto si andava a capo allora prima del punto dovevano starci minimo due parole in modo da tenersi compagnia, cosi mi ritrovavo con lunghi serpenti di frasi che strisciavano oltre le loro righe e piccole coppie di parole che se la ridevano felici di non essere sole.

Questo accadeva nel periodo dell’elementari, non mi vergogno a dire che anche oggi cerco di non lasciare sole le parole ma ho imparato a dare importanza anche al resto.

La piccola vicenda personale appena esposta serve a dimostrare che i bambini portano nel loro mondo interiore capacità di pensiero non dissimili da quelle che normalmente attribuiamo agli adulti. Potremo persino affermare, senza timore di essere temerari, che la gittata del pensiero infantile può essere persino superiore a quella del pensiero adulto, in quanto non ancora contaminato da schemi, giudizi e preconcetti che invadono progressivamente la persona col passare del tempo.

Dietro al mio pensiero infantile in fondo c’era una logica, una sorta di metafora di quello che a me piaceva dovesse palesarsi nei rapporti sociali. Una visione complessa, sebbene descritta in modo acerbo, un’equazione piena di variabili, che aspettava le parole giuste per camminare con le proprie gambe.

La filosofia può aiutare lo sviluppo del pensiero infantile, così originale da essere in grado di offrire contributi interessanti anche a quello adulto. Può offrire chiavi di lettura che mancano nei fanciulli permettendo che si sviluppino negli adulti che seguiranno a quei bambini.

Fare filosofia con i bambini non significa trasmettere loro nozioni di storia della filosofia e neppure attrezzarli con delle tecniche particolari, ma molto più semplicemente vuol dire aiutarli a utilizzare il pensiero in modo efficace e creativo.

Bambini così “allenati” possono godere degli stimoli che provengono da un’interiorità vivace e curiosa, quindi provare più interesse verso ciò che li circonda, ma al contempo possono diventare cittadini in grado contribuire al progresso personale e della comunità di cui fanno parte.

Il disagio giovanile è anche conseguenza dell’assenza di una bussola nel pensiero.

Introdurre la filosofia come pratica nelle scuole potrebbe aiutare il bambino, e poi l’adolescente, a dare maggiore efficacia al loro pensiero, rendendoli protagonisti della loro vita e di quella del gruppo sociale di cui fanno parte, mettendoli così in condizione di attraversare la loro giornate non come passeggeri annoiati di una nave da crociera ma come capitani dei loro velieri.

Davide Barrilà

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Mi sono laureato in filosofia con una tesi riguardante i metodi per rendere la cultura accessibile a tutti prendendo spunto dalla corrente di pensiero chiamata “Philosophy for children” e sto continuando questo percorso con la laurea magistrale di scienze filosofiche. Ho sempre avuto interesse per ciò che riguarda la comunicazione ritenendo l’accessibilità delle informazioni un diritto inviolabile delle persone di tutte le età.

Tre domande a…Cristina Beffa

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

L’ospite di questa settimana è Cristina Beffa, giornalista.

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