Tre domande a…Emanuela Bussolati

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

Prima ospite è Emanuela Bussolati, architetto, illustratrice vincitrice del Premio Andersen, autrice, curatrice di collane, esperta e attenta osservatrice del mondo dell’infazia.

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Noi e loro. Così diversi, così uguali.

Sei ragazzini in fila, seduti, vicinissimi. Due femmine, quattro maschi. Si trovano proprio davanti a me, alla fermata dell’autobus che li porterà a casa dopo una giornata di scuola. Tutti equipaggiati con smartphone e cuffie, ognuno chiuso nel proprio guscio protettivo, al riparo dal mondo esterno. Vicini ma ognuno per conto proprio.

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Jet lag digitale

Ci permettiamo di aggiungere un sassolino linguistico alle crescenti definizioni che ruotano intorno alla galassia digitale. Attraverso il concetto di Jet lag digitale cominciamo a parlare di costi emotivi legati all’uso, ma soprattutto all’abuso, dei device, un aspetto cruciale per i riflessi che proietta nella vita del mondo giovanile e, ovviamente, non soltanto in quello.

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Riscopriamo il “noi”

Voglio riprendere il discorso iniziato un paio di settimane fa con il post sui nativi digitali, dando per scontato per un momento che questa categoria esista così come è stata definita da Prensky, perché se trovo affascinante l’idea di una “nuova umanità” capace di manipolare con estrema padronanza innumerevoli informazioni parallelamente, trovo altrettanto interessante registrare come l’utilizzo di questi media spesso dia l’impressione di avvenire in un territorio a metà strada fra l’incoscienza e l’immaturità.

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Quanto è grande l’ambiente

Nel post precedente Luciano si era soffermato sulla descrizione delle categorie “Nativi digitali” ed “Immigrati digitali”, mutuandole da un ormai celebre articolo di Mark Prensky risalente ad una quindicina di anni fa. Due espressioni che cercano di inquadrare il posizionamento delle generazioni nuove e vecchie rispetto al fenomeno digitale. Tuttavia ciò che più mi aveva colpito era il concetto di discontinuità, poiché il vero nodo che ci troviamo ad affrontare rispetto alle nuove tecnologie si nasconde proprio in questa parola. Continua a leggere “Quanto è grande l’ambiente”