Le fabbriche di bufale e noi

Jonah Lehrer è un giovane saggista americano, dopo la laurea alla Columbia University ha lavorato nel laboratorio di Eric Kandel e ora si occupa di psicologia e neuroscienze. (Wikipedia)

Recentemente Codice Edizioni ha pubblicato il suo ultimo libro, Sull’amore, che si apre con una nota molto particolare dell’autore. Questa.

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Tecnologia e formazione

Mi trovo nel capannone dove lavoro, fuori è una bella giornata, dentro le macchine viaggiano a pieno regime, ingranaggi ben oliati di un meccanismo ormai rodato.

All’improvviso un colpo sordo e un lampo di luce mi fanno capire che, invece, qualcosa si è inceppato. Sono il responsabile della sicurezza e ricordo bene il protocollo, lo stavo guardando poco fa, affisso al muro.

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Dal Big Mac ai Big Data

Ho deciso che avrei iniziato a correre quando mi sono accorto che la bilancia lanciava scricchiolii e che il numero di cifre a sinistra della virgola si stava pericolosamente avvicinando a tre.

Da buon trentenne tecnologico ho immediatamente preparato una playlist con le canzoni adatte alla corsa e scaricato tre o quattro app dedicate all’allenamento. Ho provato le più famose (Runtastic, Runkeeper, Google Fit…) e quelle dai nomi più accattivanti (Corri una tre chilometri, Corri una cinque chilometri, Comincia a correre…), alla fine la scelta è caduta su quella il cui nome giocava in maniera equilibrata su motivazione e senso di colpa: Correre per dimagrire.
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Riscopriamo il “noi”

Voglio riprendere il discorso iniziato un paio di settimane fa con il post sui nativi digitali, dando per scontato per un momento che questa categoria esista così come è stata definita da Prensky, perché se trovo affascinante l’idea di una “nuova umanità” capace di manipolare con estrema padronanza innumerevoli informazioni parallelamente, trovo altrettanto interessante registrare come l’utilizzo di questi media spesso dia l’impressione di avvenire in un territorio a metà strada fra l’incoscienza e l’immaturità.

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