Grazie ai social network vincono i mostri dell’inconscio e il paese muore

Quando capiremo queste cose sarà troppo tardi, ma forse è già tardi.
I social network, anzi il loro uso criminale, fanno da volano al momento più oscuro della storia italiana del dopoguerra, una situazione mille volte più pericolosa di quella apparecchiatasi all’inizio degli anni Novanta, quando il manovratore era inquietante ma unico e la televisione poteva trovare antagonisti. Continua a leggere “Grazie ai social network vincono i mostri dell’inconscio e il paese muore”

Prendere posizione rende chiare le posizioni (a proposito di migranti, di razzismo, di vaccini e di opportunismo)

Uno dei rimproveri che muovevo ad un’intellettuale opportunista, riguardava la sua collaborazione con la casa editrice di Silvio Berlusconi. Gliene avevo parlato a quattrocchi, dopo un incontro dibattito di cui eravamo stati ospiti, spiegandogli che la sua posizione appariva ambigua. Si era messo a tirare la palla in tribuna, sebbene gli avessi confidato di avere chiesto e ottenuto la rescissione di un contratto venticinquennale, in esclusiva, col suo stesso editore, poiché ritenevo che quel vincolo confondesse i miei lettori e, soprattutto, i miei figli.

Continua a leggere “Prendere posizione rende chiare le posizioni (a proposito di migranti, di razzismo, di vaccini e di opportunismo)”

Di Maio e il vizietto della contiguità

Ragionare, attenersi ai fatti. È il solo modo per gettare una luce sulla vera natura di chi oggi tiene in mano le redini del paese, a cominciare da Luigi Di Maio, che assume al Ministero dello Sviluppo la compaesana e attivista del M5S, Assia Montanino, 26 anni, nel ruolo di “Segretaria particolare”, per un compenso di 72 mila euro annui, forse lordi. Ruolo fiduciario, certo, ma stile e sostanza, se vuoi fare il Savonarola, devono coincidere perfettamente.

Continua a leggere “Di Maio e il vizietto della contiguità”

Matteo Renzi. Effimero (e rovinoso) eroe del web

Quando dalla finzione delle piattaforme digitali si torna alla realtà situata, i fenomeni acquistano la loro vera dimensione e gli individui ridiventano ciò che erano. Se c’era solo passione, ricordava Jerome K. Jerome, passata quella non resta niente. Una metafora del breve volo di Matteo Renzi, oggi tenuto politicamente in vita solo dai complici, di cui aveva riempito le liste per la festa del 4 marzo, ma finalmente atterrato, sebbene il diretto interessato non sembri avvedersene e continui a sbattere le ali sull’asfalto, dato che il circuito della ricompensa, drogato da successi inauditi ma illusori, è in crisi di astinenza. Qualunque cosa abbia fatto di buono nella parentesi governativa, sparisce di fronte al cumulo di rovine che rimane del partito che imprudentemente gli fu affidato.  Continua a leggere “Matteo Renzi. Effimero (e rovinoso) eroe del web”

Perché il digitale premia gli invasati, rovinandoci

Il modo migliore per spiegare fenomeni che appaiono irragionevoli, consiste nell’osservare le piccole cose, perché nelle loro pieghe vi sono giacimenti di risposte, che tuttavia sono invisibili agli invasati. Costoro, infatti, non pensano e non osservano, le rare volte che capita loro di farlo, non vedono o, peggio ancora, vedono quello che vogliono vedere, sono posseduti da verità preventive che seguono il profilo delle loro paure, dei loro fallimenti, a cui cercano di sfuggire infilandosi in pericolose dimensioni parallele. Non è un caso che nelle loro file abbondino seguaci di medicine alternative, ufologi, millenaristi, negazionisti, nemici della scienza e di tutto ciò che parla di realtà, con ciò sembrano avere un conto aperto.  Del resto, se non fosse così, non sarebbero degli invasati. Continua a leggere “Perché il digitale premia gli invasati, rovinandoci”

Senza compassione si torna nelle caverne

Nei giorni scorsi, approfittando di un’ora libera, sono uscito dal mio studio e mi sono diretto al centro commerciale, che dista 300 metri. Dovevo comperare i sacchetti che utilizziamo per la raccolta degli escrementi dei nostri cani. Continua a leggere “Senza compassione si torna nelle caverne”

Niente paura, anche Hitler era un pirla, e guardate che carriera!

Supero, di poco, uno stop. Mortificato, tiro giù il finestrino e chiedo scusa all’uomo di colore che sopraggiunge da sinistra. A sua volta, tira giù il finestrino e mi chiede scusa, sebbene si sia fermato regolarmente. In effetti lo stop c’era solo dalla sua parte e lui lo aveva rispettato, quindi non c’era ragione di chiedermi scusa. Continua a leggere “Niente paura, anche Hitler era un pirla, e guardate che carriera!”