Nell’arresto di Federico Bianchi di Castelbianco mille domande sulla psicologia, sulla pedagogia, sull’editoria, sulla scuola

Mai come in questo periodo i bambini e ragazzi, e con essi la scuola, sono stati al centro di un accerchiamento così sfacciato da parte di agenzie psicopedagogiche, sempre più agguerrite sul fronte di una guerra che sembra avere come esito, speriamo involontario, un aumento delle diagnosi a carico dei minori. Il piatto è pingue ma gli interessi in gioco non sempre sono limpidi, sebbene si tratti di temi scottanti, come la formazione dei giovani cittadini, toccati certo da notevoli quote di malessere, che a chi scrive paiono più esistenziali che cliniche. 

Nei giorni scorsi è stato arrestato uno psicoterapeuta nonché editore, Federico Bianchi di Castelbianco, accusato di avere corrotto una funzionaria del Miur che, a sua volta, avrebbe favorito la vittoria di bandi milionari da parte dello stesso. Le indagini e l’eventuale processo diranno come stanno le cose, intanto sarebbe utile sviluppare alcune considerazioni sulle commistioni tra soggetti educanti, editoria e potere, perché le scelte operate in questi ambiti, soprattutto quando c’è di mezzo l’infanzia e la scuola, sono suscettibili di modificare il panorama civile, tanto più quando chi agisce in questi spazi molto sensibili conquista margini di manovra attraverso azioni illegali, di per sé antipedagogiche. Ora, considerato che chi si interfaccia ai bambini e ai ragazzi, ancora di più se li incrocia in ambiti istituzionali, di per sé legittimanti, dovrebbe diffondere valori pro-sociali, è lecito affermare che attraverso questi comportamenti opachi si crea una contraddizione capace di invalidare alla radice l’intero impianto educativo.

Tempo fa, nell’ambito di un convegno, uno di noi si era ritrovato un editore di area pedagogica, percependo immediatamente che aveva solide entrature presso un politico piuttosto ambizioso e collocato in una posizione istituzionale piuttosto strategica. La delusione era stata forte e ne era seguito un raffreddamento dei rapporti. Non si può accettare che tra tanti piccoli editori che cercano di farsi largo attraverso sacrifici trasparenti, qualcuno utilizzi rapporti di prossimità, ma soprattutto non è sopportabile che attraverso tali strade si possa prevalere a scapito di altri, ottenendo accessi presso strutture educative pubbliche, perché i messaggi pedagogici che ciascuno veicola possiedono effetti modellanti. Uno psicoterapeuta, uno psicologo, un pedagogista o un editore che produce per bambini e ragazzi, in qualche modo operano all’interno di un perimetro scientifico, la proposta di ciascuna di tali figure deve prevalere solo e soltanto per la qualità e l’efficacia, chi prende scorciatoie in questi ambiti e chi lo favorisce, in cambio di favori personali, oltre a dilapidare danaro pubblico altera la sana competizione tra soggetti portatori di visioni della personalità e, dunque, della vita, che invariabilmente saranno trasmesse ai bambini. 

L’unico modo per selezionare tali soggetti è una rigorosa valutazione delle loro competenze. Quando le distanze tra chi deve essere giudicato e chi giudica sono violate, il risultato è sempre disastroso, lo abbiamo visto anche nelle drammatiche vicende in Emilia, dove sono stati indebitamente sottratti bambini alle loro famiglie, modificando interi destini. 

Chi sceglie di occuparsi di educazione, quale che sia il suo contributo, deve essere vagliato con impegno. Lo stesso Miur è un luogo che andrebbe curato con minore superficialità, considerato che in Italia almeno metà della popolazione è in qualche modo invischiata con la scuola, vi girano interessi immensi e dunque occorrerebbe assegnargli regolarmente il ministro più talentuoso, non una seconda linea, come spesso è accaduto, mettendo peraltro la malcapitata o il malcapitato in balia di sindacati molto risoluti, con una conoscenza profonda della macchina scolastica.

L’arresto con cui abbiamo aperto questa riflessione, comunque si risolva, è un campanello d’allarme, anzi una campana assordante, che la politica non ascolta perché ignorante, spesso impegnata in ambiti che danno maggiore visibilità a fronte di scarsa fatica, ma la decadenza della qualità della vita collettiva non è estranea a questa grave carenza di responsabilità nell’approcciare l’universo della scuola e della pedagogia.

Foto di Mwesigwa Joel, via Unsplash 

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