Se fosse stato vostro figlio. Perché il digitale e l’umano naufragheranno insieme

Avevamo visto il video del pestaggio una settimana fa, un ragazzino di colore, massacrato di botte a Ventimiglia, non a mani nude ma a sprangate, da tre bravacci italiani, per l’esattezza, due siciliani e un calabrese. La giustificazione è che aveva tentato di derubare uno dei tre di un cellulare, mentre il ragazzo sostiene che stava chiedendo l’elemosina. 

Da un pestaggio così non si esce vivi, ma lui ce l’aveva fatta, questi ragazzi stranieri (certo non da noi due) sono dei supereroi, attraversano deserti e mari per inseguire un frammento di ciò che possiedono in abbondanza i nostri giovani, ai quali la pedagogia emozionale che imperversa dedica fiumi di lacrime per le privazioni da Covid; la stessa pedagogia che si dimentica di raccontare come vivono, si fa per dire, miliardi esseri umani su un pianeta razziato dai padri e dai nonni dei giovani occidentali.
Dopo un breve ricovero era stato condotto in un centro di immigrati irregolari, cioè recluso, mentre gli aggressori sono fuori, denunciati a piede libero per lesioni aggravate. 
Certo, ci sarà un processo, con tutte le attenuanti del caso, infatti è normale che tre persone, giovani e forti, tirino ad ammazzare un nero, qualunque cosa abbia fatto. Ancora più normale è che nessuno si sia premurato di assegnare a Musa Balde, 23 anni, un sostegno psicologico, come ci ricorda l’avvocato che si occupa della vicenda. 

Sembrava finita così, sennonché, Musa, sconsolato, bastonato e recluso in un apposito centro, in attesa di rimpatrio, si è impiccato, togliendo tutti d’impaccio.
Oggi le prime pagine dei giornali erano, giustamente, occupate dalla tragedia del Mottarone e la notizia del suicidio di Musa, che in effetti è un omicidio a tempo, era relegata dove capitava, lo stesso spazio riservato al decesso della moglie di un allenatore di calcio. Come sia possibile tutto questo non dovremmo nemmeno chiedercelo, la risposta è nella strafottenza, figlia di una sensibilità che si innesca solo su base cromatica e su criteri di prossimità, ossia prima quelli dalla pelle bianca e quelli vicini a noi. È il programma di lavoro di quella politica primitiva che purtroppo vive nelle sentine di animi che mai sono usciti dalle caverne e che sembra fare proseliti ogni giorno di più, con la complicità insopportabile di giornalisti e giornali, che dovrebbero tenersi lontani dalla glorificazione di una donna pericolosa, premiata con un’intervista sul Corriere della Sera, a cura di un giornalista che ama fare le pulci a tutti. Il pretesto era il lancio del libro della signora. 
Tutto si tiene, nella piramide che vede in cima sempre il profitto, vendere a tutti i costi, rinnegando i contenuti. A chi sostiene la legittimità dell’operazione, in quanto la leader della destra avrebbe fatto una grande scalata, prova della sua abilità ed efficienza, rispondiamo che anche Hitler era molto efficiente, i processi industriali con cui aveva quasi annientato il Pianeta erano straordinariamente evoluti. Peccato per i morti e per le mostruosità. 

“Considerate se questo è un uomo”. Tutti conosciamo queste parole di Primo Levi, oggi è tempo di aggiungere “Considerate se Musa fosse vostro figlio, vostro fratello”, perché di questo si tratta, dell’oblio dell’umanità compassionevole, se mai c’è stata, e del trionfo di quella che non riconosce l’altro come simile a sé. Quella di Musa, oltre che tragedia umana, è la manifestazione della tragedia digitale, perché le immagini del pestaggio sono andate in giro per il mondo, confuse con la miriade di stimoli che ci arrivano ogni istante dai nuovi media, dove tutto è presente ma niente è vivente, quindi passeranno, anzi sono già passate. Nulla resterà, non ci saranno soste, identificazioni e nemmeno apprendimenti. Un fallimento, senza ritorno.

Foto di Zoltan Tasi, via Unsplash

6 pensieri riguardo “Se fosse stato vostro figlio. Perché il digitale e l’umano naufragheranno insieme

  1. Ho pianto di dolore e di vergogna alla notizia del suicidio di Musa Balde. In che paese vivo?
    Mi ha consolato sapere che alcuni abitanti di Ventimiglia si sono dichiarati parte civile nel processo ai vili aggressori. Tardi, troppo tardi ma almeno un gesto di pietá e un po’ di
    solidarietá umana!

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  2. È sabato mattina, una signora mi racconta del viaggio del figlio un paio di anni fa, in un paese devastato da una passata guerra. Mi racconta le immagini che testimoniano la brutalità delle donne ripetutamente stuprate nel corpo e nella dignità, mi racconta di altre atrocita’ , scenario abituale, purtroppo, di tutte le guerre.
    La signora in questione mi ricorda di quanto ci lamentiamo a volte per il nulla, per una giornata piovosa, per un imprevisto quotidiano che ci “rovina” l’umore. E continua asserendo, giustamente, della fortuna che abbiamo, a volte senza rendercene conto, di vivere lontano da questi orrori.
    Effettivamente nulla da ridire, ha pienamente ragione.
    Pochi minuti dopo, la stessa signora esce dal negozio di alimentari ed improvvisamente inveisce contro il salumaio perché si accorge che il prosciutto cotto appena acquistato e destinato al figlio, non è stato riposto nella vaschetta apposita, ma confezionato in una busta, rovinandone Il contenuto.
    A volte accadono eventi tragici intorno a noi e neanche ce ne accorgiamo, al limite buttiamo uno sguardo frettoloso e continuiamo la nostra vita. Salvo poi fare tragedie per una banalità’ senza senso, solo perché quella banalità ha toccato noi o i nostri figli.
    La brutta storia di Musa è stata dimenticata e dimenticato anche il suo nome, non ci saranno giornali o giornalisti che in qualche modo vorranno tenere viva almeno la memoria di quanto accaduto.
    In fondo è solo un morto in più da aggiungere a quelli che lo hanno preceduto grazie all’ennesima Indifferenza generale.
    Concludo. “Considerate se questo è un Paese civile”

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  3. Ieri a Milano ho comprato un arancino di riso da un ambulante siciliano (con due occhioni azzurri e una faccia da impunito che consolava!).
    Mi ha dato un resto maggiore di quello che mi spettava: l’ho avvertito dell’errore e gli ho restituito la differenza.
    Non finiva più di ringraziare, sembrava quasi commosso e mi ha regalato un cannolo e una cassatina (molto più del valore del resto in eccesso).

    Sono disgustato dalla violenza e dall’indifferenza che ha portato al suicidio di Mose: non riesco darmi pace.
    Così come non posso darmi pace pensando ai naufraghi abbandonati dai nostri governi occidentali a morire lentamente in mezzo al mare, nel deserto o nelle galere nordafricane (giusta punizione dato che osano sfidare il destino e cercare una vita migliore: cosa che noi per noi stessi invece consideriamo un diritto).

    Vediamo almeno di testimoniare ad un ambulante siciliano, alla fornaia e al barista, ai miei compagni di lavoro, alla donna della mia vita, ai miei amici (ora quasi bestemmio: ai miei nemici, anche se non sono certo di esserne capace) che l’attenzione all’interesse altrui ci fa vivere meglio.
    Probabilmente fare così è da pazzi, ma penso che se vuoi sconfiggere il nemico devi ucciderlo, se vuoi sconfiggere la guerra devi soccorrerlo.

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  4. Sono stato a Ventimiglia di recente. Sono spesso lì in realtà.
    La situazione è davvero grave e sta peggiorando.
    I migranti si radunano nelle zone della città dove è più facile non dare nell’occhio. Lungo il fiume Roja, alla sua foce, sotto i suoi ponti o sui suoi argini.
    Oppure sulla ferrovia, appena fuori dalla stazione, all’altezza del teatro romano dove c’è più spazio tra i binari e qualche edificio abbandonato dalle ferrovie.
    Stanno lì e aspettano una soluzione per passare in Francia. Sul sito di Progetto 20K https://www.facebook.com/progetto20k/ si leggono molte storie di queste persone.
    Costa 300€ pagare il passaggio di qualcuno che ti porta oltre confine. Può costare la vita provare a passare tra i sentieri di montagna che dalle frazioni di Ventimiglia portano in Francia.
    E comunque dall’altra parte ti aspettano e quando arrivi finisci un container fino alle 11 del mattino dopo, poi ti caricano su una camionetta e ti scaricano alla dogana di Ponte San Luigi con un documento di rifiuto di ingresso.
    Se sei minorenne ti falsificano il documento. Problema risolto. Di qua trovano un banchetto con del the, qualcosa da mangiare e la possibilità di ricaricare il cellulare. Ma poi tornano al Roja e tutto ricomincia all’infinito finché qualcuno riesce a passare o finché qualcuno muore. Fine della storia.

    L’anno scorso l’amministrazione ha deciso di chiudere il centro di accoglienza della Croce Rossa che almeno forniva un pasto, dei vestiti, un luogo dove stare e trovare un minimo di conforto.
    Ora con la scusa “Ventimiglia ha già dato” (parole del Sindaco) l’impegno dell’amministrazione è solo nello sgomberare gli edifici abbandonati dove i migranti trovano un tetto e rendere inutilizzabili le tubature dell’acqua ancora funzionanti.
    E intanto Ventimiglia si appresta all’inaugurazione del Porto Turistico, voluto e pagato dalla vicina Montecarlo per dare posteggio agli yatch che non trovano posto nel principato e proclama investimenti di centinaia di milioni di euro da un magnate (olandese mi pare) per realizzare piscine, scuole internazionali, ristoranti stellati, probabilmente destinati ai possessori di quegli yatch. Per carità… però se trovi il modo di fare quello puoi trovare il modo di fare anche dell’altro.

    E invece quando sei in centro a Ventimiglia vedi queste persone che rovistano nei cassonetti e hanno bisogno di tutto.
    C’è però anche la storia della signora Delia che vuol far sentire a casa i migranti e ha trasformato il suo bar vicino alla stazione in un centro di accoglienza https://www.tpi.it/cronaca/bar-delia-ventimiglia-apre-porte-migranti-20200118530932/
    Non la conosco ancora, ma ci vado presto e le chiederò cosa posso fare. C’è anche la Caritas che mette a disposizione i locali che ha per le famiglie. Ci sono persone che si danno da fare.

    Ero al mercato coperto qualche settimana fa: banchetti di primizie e opulenza, un posto carissimo che fa la pelle a francesi e turisti (ma anche ai locali).
    Mi ha avvicinato un ragazzo che era in ciabatte di gomma e calze di spugna. Mi ha detto “guarda come sto”. Gli ho dato dei soldi, gli ho chiesto scusa. Avrei dovuto comprargli un paio di scarpe.
    Tutte le volte che ci penso, non mi sento bene. Di questi ragazzi ne incontri tutti i giorni. Ti sorridono e quando ti salutano vogliono darti il gomito. Hanno la mascherina come noi. Quando gli dai qualcosa che per te non vale niente loro ti dicono “Io oggi contento”. Quando vai a Ventimiglia a volte ti assale un senso di impotenza che ti fa stare male. La storia di Musa chiama tutti a fare qualcosa.

    Ci andavo per passare qualche giorno al mare. Ora ci voglio andare anche per fare qualcosa per loro.

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  5. Perché nn ammettere che stiamo bene così? Troppo faticoso cambiare e per chi? Quando la coscienza è stata messa a tacere, quando nn dobbiamo rendere conto alla nostra coscienza tutto si può fare, tutto, anche l’illecito!
    Vivo col cuore gonfio di pianto, prego perché i popoli privilegiati si ravvedano. Sino ad oggi,ho 74 anni, ho cercato di fare del mio meglio,troppo poco

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  6. Coi miei figli parlare di colore della pelle o di gay è impossibile. Per loro queste cose non esistono. Le persone sono persone e basta. Per cui l’articolo rischia di essere razzista visto l’accenno al colore della pelle. Eppure vivono in un paese leghista e omofobo.
    Non credo sia problema di digitale, è un problema di sensibilità. Io non mi sogno di guardare questo video nè quello di Grillo. Mi bastano parole come spranghe e stupro per capire la gravità della situazione. Come mi basta leggere l’intervista della Meloni per capire che si muove per colmare il suo vuoto. Per cui incosciente e pericoloso.
    Il desiderio di riscatto di tutti ha fregato e frega tutti. Il desiderio di Muse che segue i suoi sogni, ben venduti dagli occidentali, l’ha fatto impattare in tre ragazzi aridi che per paura di vedere a pezzi i loro sogni di grandezza non si sono fatti problemi a sprangarlo. L’insensibilità di chi ha seguito Muse dopo la violenza è intollerabile e non degna di un sistema democratico. Tutti nello stessa insensibilità.
    Il sogno della Sciura di riscatto le fa usare tutto e tutti per arrivare dove vuole. Che La Russa Le dica di non tenere il broncio la dice lunga.
    Dove si ha subito un trauma succede di diventare insensibili. Mi chiedo quante persone hanno subito traumi?
    I sogni coprono gli spazi vuoti e vengono ben sfruttati per vendere e muovere persone. Forse è qua il punto. Si rincorrono i colori, il bello, il sogno per non incappare nelle pieghe dell’anima che sanguinano (la storia di Meloni è drammatica) . La mia terra che d’inverno è così triste esalta tantissimo la primavera perché fa dimenticare la bruttezza e lo squallore dell’inverno.
    Figuriamoci cosa succede davanti a un video così triste e malvagio. Si cambia video. Se si è sani non lo si guarda fino in fondo, anzi lo si rimuove.
    Eppure bisogna parlarne, bisogna prendersi la responsabilità grave e dolorosa di svelare le pieghe dell’anima, come ha fatto la Segre. Parlare delle bruttezze è ogni volta un dolore ma per tornare ‘sensibili’ , altruisti e lungimiranti bisogna farlo, altrimenti il prezzo salato la pagano ragazzi come Muse, i picchiatori induriti, i bambini palestinesi morti negli scontri e con loro un po’ tutti noi.
    Forse c’è bisogno di un’educazione alla responsabilità e gratitudine per quello che si ha, invece si vive come braccati, con il timore che ci venga tolto quello che abbiamo non per merito, ma per causalità
    In ultimo grave che la Meloni non abbia citato uno psicologo e che il giornalista non l’abbia sollecitata in questo senso. Come vedere la piccola fiammiferaia che si fa compatire per vendere fiammiferi. Roba da chiodi

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