Uno stupro di click

Quello che c’era da dire sull’intervento di Beppe Grillo, davvero sgradevole, a proposito dei fatti in cui è coinvolto il figlio (il presunto stupro di una ragazza) insieme ad altri coetanei, è stato detto dalle voci più disparate, potremmo aggiungere dell’altro ma servirebbe davvero a poco.

Tuttavia, questo sito nasce e rimane attento alle questioni che toccano l’interazione tra gli oggetti digitali, i loro contenuti e la vita dei cittadini, in questo senso il modo in cui colui che è il vero leader di un movimento politico utilizza il suo potere mediatico interessa certo la nostra azione critica.
Le modalità che il capo del Movimento utilizza nell’accorata difesa del figlio e nella complementare demolizione di quella che viene ritenuta la vittima non sono diverse da quelle utilizzate dal medesimo per inventare e lanciare la sua creatura politica, dividendo nettamente il campo tra buoni e cattivi, senza la minima preoccupazione per la dignità del nemico di turno. Una tecnica arcaica, propria dei bambini, ancora incapaci di modulare finemente le ragioni e i torti nonché di introdurre sfumature. Ma i bambini sono in buonafede, agiscono per necessità, devono orientare il loro procedere e non si possono permettere mezze misure. Molto diverso è il caso del comico genovese, che utilizza consumate competenze attoriali per ottenere effetti suggestivi in chi ascolta, finalizzando la sua azione ad uno scopo ben preciso, il suo, quale che sia.
Una modalità che in politica ha funzionato benissimo, facendo la fortuna di istanze antisistema, veicolate in modo inquisitorio e sprezzante, lo stesso che si è abbattuto, comunque vada, sulla vita di una ragazza che quella notte era in netta minoranza. 

Ma alle gravi responsabilità del padre di Ciro, che sceglie di infliggersi alla ragazza, nell’ansia di sostenere le tesi del figlio, vanno aggiunte quelle dei giornali, che nelle loro edizioni online si sono ingozzate di click rilanciando le invettive del comico e divenendo di fatto suoi complici. In questa triste vicenda i media tornano a ricordarci, inquietandoci, che la realtà può essere trasformata, con il loro contributo decisivo, in finzioni costruite ad arbitrio e asservite a finalità infime, ignorando destini e dignità. Per un click.

Foto di Tim Mossholder, via Unsplash

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