Michela Murgia, attaccata ripetutamente da Matteo Salvini e/o dalle anime nere che curano le pagine web di quest’ultimo, mette in parallelo il proprio excursus professionale ed esistenziale, faticoso ma ricco di apprendimenti, e quello del suo competitor che, questo lo dico io, secondo elementari categorie di giudizio sarebbe poco meno di una nullità. Tuttavia, la politica, anche questo lo dico io, come una lavanderia, rende tutto presentabile, quindi anche una nullità può alzare la voce. Anche le pulci possono avere la tosse.

La scrittrice sarda, però, dovrebbe sapere che oggi la carriera politica non richiede doti particolari, basta la furbizia, in un paese che della furbizia è la cattedra universale. Il risultato, anche quello, è sotto gli occhi di ciascuno di noi.

Un’altra cosa che la Murgia sicuramente saprà, è che oggi conta la narrazione, ossia il modo in cui uno si racconta e si spalma nell’immaginario dei drop out, dei sonnambuli, degli opportunisti, degli strafottenti, e degli odiatori, che non riuscendo a sentirsi a casa loro in questa vita, preferiscono cancellarne tutte le quote che possono.  

Per questa ragione avevo scritto, tempo fa, che “il giorno dopo”, quando saremo rovinati, occorrerà montare una specie di Norimberga, convocando anche, se non soprattutto, coloro che si sono prestati a creare false identità, offuscando attraverso i canali digitali la percezione dei cittadini. Falsari veri e propri, simili ai malfattori che spacciano passaporti e carte di identità farlocchi.

Forse le stringenti argomentazioni di Michela Murgia passeranno sotto silenzio, ecco perché desidero rilanciarle, proprio grazie alla sistematica falsificazione delle identità, che permette a un potenziale raccoglitore di pomodori precario e a un possibile frequentatore di osterie milanesi, di tenere un paese per la collottola, spendendo a debito e solo per fini elettorali, non certo per sensibilità compassionevoli, immense quantità di risorse pubbliche. Cosa che, per inciso, fanno meglio gli incapaci i quali, privi di idee e di progetti per lo sviluppo equilibrato di una comunità, prendono a prestito i soldi di papà, facendo gli sbruffoni e pagando al bar il conto di tutti, anche dei passanti occasionali.   

La narrazione, la sceneggiatura, soppiantano la realtà e attirano schiere di simpatizzanti e fidanzate, la Murgia invece usa l’arma della realtà e quasi si inabissa. Eppure è lei ad avere ragione, così come sono certo ne abbiano coloro che si ostinano a mantenere in vita il primato dei fenomeni tridimensionali, coltivando tenacemente la nostalgia della realtà, perché alla fine è con essa che le persone responsabili, se ne sopravvivranno, dovranno fare i conti.

Nella sua granitica sostanza, la realtà chiede sempre di giustificare il proprio operato, ecco perché nelle sue ruvide balze difficilmente un pirla diventa un eroe. Occorreva cambiare le regole perché accadesse. Ci è riuscito il digitale, anzi il suo uso menzognero, quando non criminale, perpetrato da ex timidi sfigati, oggi sadici professionisti della prestidigitazione virtuale, assetati di vendetta verso un mondo che non se li filava troppo.

Siamo alla trasposizione fumettistica della realtà, anzi peggio, alla smaterializzazione delle conseguenze, per cui se ti butti dalla finestra del decimo piano non ti fai neppure un graffio, se aumenti il debito pubblico in modo spropositato non succede niente, basta non farsi trovare in casa quando arriva l’ufficiale giudiziario.

Arriverà il già citato giorno dopo, quello arriva sempre, e chi si è portato via la cassaforte se la caverà con una semplice ammenda, quasi avesse parcheggiato in seconda fila. Nel frattempo, bisognerà rimettere in piedi il poco che funzionava e tenersi la certezza che risuccederà ancora e poi ancora, fino a esaurimento delle scorte dei cretini e degli sfigati, cioè mai.

L’importante è che gli intervalli tra una caduta e l’altra aumentino, ed è questo che dipende da Michela Murgia e da tutti noi.

Domenico Barrilà

Immagine di Priscilla Du Preez via Unsplash

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4 commenti

  1. Il team di sfigati che coordina le uscite di Salvini sui social è stato definito la bestia e credo che la definizione si adatti bene al comportamento (non vorrei però insultare gli animali, che non c’entrano).
    Propongo un contro meccanismo, la Murgia, su base scientifica: una replica costante alle uscite social di Salvini, in modo da lasciare traccia immediata della realtà per chi legge.
    È possibile inceppare il suo meccanismo di caccia e riappropriarci anche dello spazio online, perché non rimanga ostaggio di questa gente.

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    1. Mi piace contrapporre La Murgia alla Bestia, oggi abbiamo potuto toccare con mano l’abisso che separa una persona normale da una un esperimento, mal riuscito, di laboratorio. Nel post parlavo di nostalgia della realtà, in fondo la Murgia non si è smarrita in elucubrazioni sofisticate per schiacciare l’ignorante, si è limitata a raccontare una vita quasi banale, molto simile a quella di molti di noi. Ebbene, questo è bastato a fare emergere tutta la falsità e il vuoto di Matteo Salvini, esposto come un vampiro alla luce del giorno.

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  2. sono rimasto disgustato per l’abbraccio tra Salvini ed il figlio di Bossonaro, ma ancor più per lo spazio che il TG RAI ha lasciato al siparietto

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  3. Il disgusto oramai è un sentimento comune, almeno tra le persone che conservano qualche grammo di senno. Gli altri, come sempre, si sveglieranno “dopo” e con eccessi di zelo uguali ma contrari a quelli odierni, appenderanno il tiranno dove capita. Sarebbe meglio usare il cervello prima, avremmo meno pirla al potere e meno reazioni barbare.

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