Sono un videogiocatore da quando mi è stato chiaro che il pollice opponibile era più comodo dei bastoncini cinesi. In circa trent’anni fra le mie mani sono passate almeno una decina di console e centinaia di giochi sui quali credo di avere trascorso migliaia di ore.

Negli anni, naturalmente, il tempo che mi è stato possibile dedicare a questo hobby è calato fin quasi a scomparire, lasciandomi il ricordo di un’epoca spensierata e un joypad che recupero dalla mensola due o tre volte al mese, il più delle volte per spolverarlo, attività seconda solo al tempo che passo sui mezzi pubblici.

Non ho smesso, però, di seguire con curiosità aggiornamenti e novità legate al mondo videoludico, ed è per questo che martedì 19 marzo ho letto con un misto di inquietudine ed entusiasmo le notizie che arrivavano dalla Games Developer Conference, occasione in cui Google stava aprendo uno squarcio verso un futuro molto prossimo, e rivoluzionario, per tutti gli appassionati.

Stadia, questo il nome del progetto di Mountain View, permetterà di giocare potenzialmente qualunque titolo in qualunque momento, senza necessità di pagare nient’altro che un costo di abbonamento di importo non ancora svelato ma con tutta probabilità molto inferiore alla spesa mensile sostenuta dall’appassionato medio.

Non sarà più necessario acquistare console o computer dedicati, tutto il lavoro computazionale sarà svolto dalla rete di server Google sparsa per il mondo, il giocatore dovrà solo collegare il proprio joypad a uno qualunque degli schermi che ha già in casa e, un po’ come se avesse a che fare con Netflix, scegliere dal catalogo il titolo che gli interessa in quel momento, che verrà poi trasmesso e giocato in streaming.

Una pacchia, che con le future reti 5G non avrà neanche più l’impiccio delle mura casalinghe.

Dopo Netflix, i giochi mobile e i social network ecco arrivare un altro concorrente al trono di detentore della nostra attenzione, un’altra attività, quella del videogiocare, che viene dislocata da un ambiente e da momenti specifici e limitati per trasferirsi letteralmente ovunque e in qualunque momento. Un mio amico, anche lui tutt’altro che maldisposto nei confronti dei videogiochi, commenta “fra 5 anni non ci guarderemo più in faccia andando al lavoro”.

Ecco, Stadia è la tempesta perfetta delle mie due anime. Il videogiocatore vede un sogno che si realizza mentre lo psicologo di Correre Pensando prova la strana sensazione di abitare un incubo. Temo abbia ragione il secondo.

Immagine dal sito di Google Stadia

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.

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3 commenti

  1. Concordo anche x me questa novità mi spaventa un po’,vedo che gli adulti dove io lavoro in pausa sono tutti col cellulare in gruppo non si comunica più…figuriamoci i giovani con questo nuova possibilità..

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  2. poco tempo fa, qualcuno [non ricordo chi] sostenne alla radio che c’era più passione tra lei e la Nutella che tra i membri di una coppia che non si guardavano più in faccia, catturati dai rispettivi apparecchi …

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    1. Una battuta che svela il cuore del problema. Le tecnologie possono aiutare le relazioni o possono mettersi come muri fra una persona e l’altra.
      Certo che la Nutella è uno stimolo potente…

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