È periodo di inizio semestre, grandi quantità di studenti si aggirano tra i banchi, opportunamente allestiti per tenere bene in vista tutti i libri dei corsi in partenza.

Negli ultimi dieci anni, per le librerie e per chi ci lavora, è sostanzialmente cambiato il mondo. La crisi economica taglia i budget dedicati a questo genere di acquisti. L’esplosione di altre forme di intrattenimento più accattivanti e immediate (penso ai videogiochi, alle piattaforme di streaming audio e video, ai social network) pare avere scatenato una lotta brutale per la conquista della nostra attenzione, una graduale eppure inarrestabile transizione verso bibliografie costruite con materiali ibridi (slide, articoli, dispense) indebolisce ulteriormente il valore di un oggetto, il libro, appunto, che stava già subendo aggressioni da molti fronti.

Infine, le abitudini di acquisto si sono spostate con notevole rapidità verso i negozi online, con Amazon a fare la parte del leone.

Sulle conseguenze a medio e lungo termine che tutto questo produrrà, anzi sta già producendo, torneremo in futuro, ora mi interessa dare conto di una realtà che, per quanto riguarda le librerie universitarie, dice che gli studenti comprano sempre meno libri e li comprano sempre meno in libreria.

In una situazione di questo tipo mi è capitato di assistere a un paio di episodi significativi.

Un ragazzo chiede il prezzo di un libro, poi, senza quasi avere il tempo di pensare, risponde “Amazon lo vende a un euro in meno, se mi fate lo stesso prezzo lo prendo qui”.

Se frequentate le librerie saprete certamente che tra i clienti la parola “sconto” vince per distacco. Si tratta di un atteggiamento mentale non privo di conseguenze.

Ma veniamo al secondo episodio che, in realtà, non è singolo ma riguarda il sempre più frequente imbattersi in conversazioni fra studenti che, a voce alta e in presenza dei librai, raccontano le personali strategie per procurarsi i libri. “Ne compriamo uno e facciamo le fotocopie”, “Si trova il pdf online”, “Su Amazon costa 50 centesimi in meno”. Si vedono persone che entrano in libreria con le fotocopie in bella vista, altre che fotografano capitoli interi, altre ancora che passeggiano tra i volumi con l’applicazione di Amazon aperta sul telefono.

Le fotocopie sono sempre esistite, colpisce però la completa sfrontatezza con cui i ragazzi parlano di queste cose esattamente come se non fossero in presenza di persone che basano il sostentamento delle loro famiglie sulla vendita di quei prodotti.

Non c’è neanche la volontà di generalizzare, ci mancherebbe, ho conosciuto tantissimi ragazzi appassionati dei libri e di ciò che contenevano, ma c’è un fatto che non posso fare a meno di notare: tutte le volte che assisto a episodi del genere, i protagonisti sono ragazzi sotto i 25 anni.

Non credo che passati i venticinque si smetta di fotocopiare, credo semplicemente che la maggioranza delle persone sopra quella soglia eviti di parlarne davanti a chi con i libri ci lavora.

Una decina di anni fa negli Stati Uniti è stata condotta una meta-analisi dedicata al tema dell’empatia. Sono stati analizzati i risultati di 72 studi condotti fra il 1979 e il 2009, confrontando la capacità di comprendere lo stato d’animo degli altri, misurata nel corso di trent’anni su 14.000 studenti. Il risultato è sorprendentemente vicino a quanto argomentavo prima. A partire dall’anno 2000 si registra un calo enorme, tanto che gli studenti più giovani mostrano livelli di empatia inferiori del 40% rispetto ai loro colleghi di dieci, venti e trent’anni più grandi, un calo che si rispecchia in un aumento altrettanto significativo della centralità attribuita a se stessi.

In uno dei primissimi post pubblicati su Correre Pensando abbiamo parlato dei tre ingredienti che costituiscono lo stile di vita, costituzione ereditaria, visione soggettiva e ambiente, e nei quasi quattro anni che sono trascorsi da quel post abbiamo cercato di guardare all’ambiente per capire quanto e come la rivoluzione digitale lo stesse cambiando.

In un contesto in cui le relazioni passano dal faccia a faccia, faticoso perché ci chiede continuamente di cogliere i segnali verbali e non verbali dell’altro, elaborarli e regolare il nostro comportamento di conseguenza, a uno scenario in cui ogni comunicazione viene anestetizzata attraverso la mediazione di uno schermo (e non pensate che una videochiamata sia in questo senso molto diversa da una chat scritta), non può sorprendere che tutto l’armamentario di competenze comunicative e relazionali su cui abbiamo basato le interazioni reciproche da che esiste l’uomo finisca per rinsecchirsi o, peggio ancora, per non svilupparsi affatto.

Da qui alla scomparsa dell’empatia il passo è brevissimo e sostanzialmente automatico.

Tornando alla nostra esperienza in libreria, allora, mi domando se i comportamenti citati siano semplice conseguenza di stupidità, ignoranza, maleducazione oppure, scenario assai più drastico, uno dei tanti frutti avvelenati del processo per cui abbiamo ridotto la ricchissima esperienza comunicativa alla sua sola componente di scambio informativo.

La meta-analisi si ferma a dieci anni fa, momento in cui l’avanzata degli schermi era solo all’inizio. Da una parte, osservando la realtà, tremo al pensiero di cosa potrebbe rivelare un aggiornamento dei dati al 2019, dall’altra mi consolo pensando che l’empatia è oggi una pianta malata per cui possiamo fare molto e in fretta. Dobbiamo però agire, riportando un po’ di comunicazione fra un’informazione e l’altra, alzando gli occhi dagli schermi ma senza buttarli, perché quando non pretendiamo di delegargli ciò che ci rende umani restano ancora gli oggetti più utili che abbiamo creato da qualche decennio a questa parte.

Immagine di Lysander Yuen via Unsplash

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.

Unisciti alla discussione

4 commenti

  1. Faccio la libraia da 40 anni . Già almeno 6 ani fa registravo comportamenti assurdi e la categoria era professionale, ingegneri che venivano nella mia libreria sfogliavano il volume facevano una foto alla pagina di loro interesse fotografavano il codice a barre per andare a casa ecomprare il libro on Line . Risultato ho chiuso il reparto di ingegneria , l’ho ristretto e spostato . A distanza di dieci anni entrano in libreria e vanno a cercare il settore nel luogo in cui è scomparso oltre dieci anni fa . Alla domanda ma quanto tempo e che non compra un libro qui , mi guardano come se il tempo fosse uno spazio da me inventato . Rifletta Dottore , il problema è molto complesso e riguarda la nostra generazione oltre i giovani

    Mi piace

    1. Non posso darle torto, cara Daniela. Giustamente lei estende agli adulti la carenza che segnalavo. Nel mio post concentravo l’attenzione sui ragazzi, perché le conseguenze di questo crollo dell’empatia nelle giovani generazioni avrà affetti sulla qualità delle relazioni umane da qui in avanti. Purtroppo, se le sue affermazioni trovano riscontro nella realtà, lo scenario diventa ancora più incerto, perché gli adulti, che dovrebbero contrastare la mutazione di cui si parla, finiscono per rinforzarla. Grazie

      Mi piace

  2. non riesco [più] ad inserire la proposta di commento direttamente nel sito [sino ad ora ci riuscivo]

    provo ad inviarla direttamente

    “oso sperare in quei giovani che – sfruttando anche la rete – si sono radunati a manifestare per la salvaguardia del pianeta”

    un caro saluto, Mauro Colombo

    Mi piace

    1. Grazie Mauro.
      La manifestazione di venerdì è stata una bella e necessaria “reazione emotiva”, un campo che la rete è da sempre in grado di coltivare con grande efficacia.

      Qualche difficoltà in più la si incontra quando l’emozione va trasformata in modifiche nel comportamento individuale stabili e durature, ma condivido la speranza che questa volta si riesca ad andare oltre all’hashtag di turno.

      Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: