Quella parte del Paese che aspettava “qualcuno con cui correre”, ora non è più sola. 

La manifestazione di sabato pomeriggio a Milano e la cospicua partecipazione il giorno appresso alle primarie del Pd, sono stati il trionfo della realtà, quella vera, tridimensionale, fuori dall’inferno della politica digitale che sta distruggendo ogni sentimento comunitario, mettendoci tutti contro tutti. 

Non è un caso che il primo a cantare sia stato il Comico Fondatore, responsabile, insieme al leader fascio-leghista, della più grande regressione sociale e politica del dopoguerra. Sostiene, all’indomani della commovente festa di popolo milanese, che in Italia il razzismo sarebbe solo un fenomeno mediatico. 

Lui, arricchitosi sparandole grosse a pagamento, di fenomeni mediatici se ne intende, anzi ne è la quintessenza. Il vuoto di un mondo interiore desolato e velenoso, con una formidabile propensione a fare leva sulla rabbia delle persone.    

Un uomo, il comico strambo, capace di incattivire tutto ciò che tocca, generatore di cloni presuntuosi e aggressivi, irragionevoli odiatori, saturi di desideri e progetti infantili, ancora più irragionevoli, che al contatto con la realtà evaporano, facendoci toccare con mano quanto pericolosa possa diventare la politica quando viene sfiorata dal seme della follia e precipitata nel regno dell’immateriale, dove la manipolazione uccide la ragione per poi aggredire tutto il resto. Non è un caso che abbia cantato, essendo consapevole del pericolo rappresentano dalle persone che si incontrano, guardandosi negli occhi, come sembra stia cominciando a riaccadere.

Fanno paura due milioni di persone che provano gusto a stare insieme, nelle strade del centro di Milano e nei gazebo, in carne e ossa, fuori dalle scatole oscure che rubano credulità e anima, collocando sessanta milioni di persone su un binario parallelo. Una strada ferrata che corre a fianco alla realtà senza mai toccarla, perché il contatto sarebbe micidiale, come accadrebbe a materia e antimateria. 

Siamo colpevoli di leggerezza e di tentato suicidio, lo sono soprattutto coloro che sono arrivati a pensare che le battute di un comico possano celare un progetto adulto, pro-sociale. 

Non abbiamo mai smesso di richiamare su questo blog il pericolo mortale in cui ci stava precipitando la politica immateriale, poiché siamo certi dell’impossibilità di costruire democrazie solidali lontano da rapporti viso a viso. 

Ora sembra che la realtà stia tornando, e potrebbe salvarci, come la luce del giorno che fa irruzione in un luogo infestato da vampiri. Niente illusioni, ma questo fine settimana potrebbe segnare l’inizio di un ritorno a casa, la nostra vera casa. La realtà, il luogo dove si corre, si pensa e si possono svolgere verifiche sugli eventi. L’esatto contrario di ciò che avviene su una piattaforma digitale, un buco nero di cui conosciamo solo quanto si può osservare al di qua dell’orizzonte degli eventi. Troppo poco, quasi niente, per una democrazia.

Immagine via Avvenire

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3 commenti

  1. Questo weekend è stato una bella prova che le cose possono cambiare e non c’è attacco mediatico o virtuale che tenga: la realtà alla fine prevale.

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  2. Se da qualche parte bisognava cominciare, sembra che questo lato della storia l’abbiamo scritto.
    Ma ogni inizio, la prima pietra, dovrebbe essere seguito dal taglio del nastro, speriamo, come al solito, di non segare il ramo su cui siamo seduti, travolgendo tutta la povera gente che certo non può confidare su questo governo.

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    1. grazie per queste belle foto multicolorate; che bello vedere un sindaco in abiti civili tra la gente, invece che un bilioso travestito da agente di polizia, o un buffone allucinato [vedi fotografie circolanti in rete oggi]: per un attimo la piazza di Milano mi ha fatto dimenticare che a Napoli – dopo essere stato protetto dall’omertà – Marco Di Lauro veniva applaudito …

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