L’ultima intervista di questo 2018 è con Mauro Colombo, geriatra presso l’Istituto Golgi.
Abbiamo voluto conoscere un ambito che conquista continui spazi di attualità, quello degli anziani.
Il costante aumento della speranza di vita apre spazi di riflessione su un continente che diventa sempre più vasto e che rappresenta l’approdo, sperato, per ciascuno di noi. Siamo andati a conoscere da vicino un’eccellenza della ricerca medica italiana. Accompagnati da Mauro Colombo cerchiamo di osservare, da una prospettiva privilegiata, gli scenari che vanno aprendosi in questo settore, alla scoperta di indizi che ci rassicurino sugli aspetti più sensibili della cura alla persona anziana a cominciare dal rispetto della sua dignità.
Anche a questo serve una buona ricerca scientifica, come quella che si svolge in luoghi come l’Istituto Golgi di Abbiategrasso, in provincia di Milano.

Ciao Mauro, l’istituto presso il quale lavori da molti anni è dedicato a Camillo Golgi. Parlaci brevemente di questo grande scienziato, cui dobbiamo una scoperta perlomeno fondamentale.

Il posto dove lavoro, dal 1983, non è un ospedale, bensì un istituto geriatrico, il “Camillo Golgi” di Abbiategrasso, che appartiene – insieme agli istituti di Milano e di Vimodrone – alla Azienda di Servizi alla Persona “Golgi Redaelli”.
La storia di questa istituzione rimanda alle confraternite caritative del XIV secolo, ed attraversa i secoli con una fase storica particolarmente importante nel ‘700, epoca della ri-organizzazione della assistenza nel territorio milanese operata dagli imperatori asburgici austriaci. Di questa vicenda, così come di quella dell’epoca golgiana e delle evoluzioni successive, vi è ampia documentazione nel palazzo Archinto, a Milano, presso i nostri archivi istituzionali, tra i più ricchi esistenti dedicati alla storia della assistenza.

Oggi i nostri Istituti sviluppano assistenza a persone anziane in vari modi: dagli ambulatori geriatrici ai reparti protetti ed ai servizi semiresidenziali per persone con demenza, dalle residenze sanitarie assistenziali per anziani invalidi con instabilità clinica, dall’ospedale diurno ai reparti di cure intermedie (tutti a scopo riabilitativo: io sono responsabile di uno di questi).

La figura di Camillo Golgi è quella di un nume tutelare che ci spinge al meglio: seppe coniugare proprio durante i 2 anni in cui operò come “primo medico” ad Abbiategrasso, la attività sanitaria – clinica ed assistenziale – con la ricerca: nella cucina della sua abitazione interna – adibita a laboratorio – tra il 1872 ed il 1873 riuscì a mettere a punto la “colorazione nera” che dischiuse la struttura (premessa allo studio della funzione) del sistema nervoso. Poi, alla università di Pavia – dove ebbe anche il merito di fondare una fecondissima scuola – riversò la geniale polivalenza della sua capacità di ricerca alla citologia (per cui alcuni organelli vengono tuttora citati col suo eponimo) ma anche a problemi di acuta valenza sociale (i suoi studi basilari sulla malaria).

Quali sono, nel vostro istituto, i tipi di affezione neurologica più frequenti, vorrei anche chiederti se sono diversi da quelli di ieri ed eventualmente come mai è in atto tale spostamento.

Golgi studiò “senza fretta ma senza tregua” (suo motto) la “struttura nascosta” (titolo del libro di Paolo Mazzarello) del cervello sano, aprendoci la strada alla comprensione e quindi alla cura delle malattie neurodegenerative.
Ma la natura delle persone accolte ed assistite è profondamente cambiata pur nel terzo di secolo in cui ho operato: quando arrivai al Golgi, nel 1983, vi erano persone (nel reparto degli ospiti “autosufficienti”) che tenevano in ordine l’ambito proprio ed in parte quello altrui; nessuna delle persone oggi assistite nel settore di residenza sanitaria assistenziale ne è in grado. La nostra popolazione si è caratterizzata progressivamente per un’invalidità crescente, cui si è via via associata la comorbosità, affiancata da una certa quota di instabilità clinica. Il deterioramento clinico vi è ampiamente – sia pure non costantemente – presente, anche se solo la presenza di importanti disturbi comportamentali costituisce motivo selettivo di orientamento ai “Nuclei Alzheimer” e servi collegati. Peraltro va detto che almeno 3 persone su 4 vengono dimesse dai reparti riabilitativi direttamente per il domicilio. Ed anche questo è un lascito di Camillo Golgi, che (ultrasettantenne) sviluppò presso il Collegio Borromeo – trasformato in ospedale militare – linee di ricerca per la riabilitazione dei soldati invalidati durante la “Grande Guerra”.

Come si è trasformato il tuo ambito professionale in questi anni, così interessati dall’avvento delle tecnologie digitali e delle nuove forme di comunicazione che ne sono la conseguenza? Ti chiedo se è cambiato e come il modo di fare il neurologo.

Il mio modo di applicarmi alla Gerontologia Clinica (in termini di assistenza, formazione e ricerca) tiene conto delle caratteristiche e dell’evoluzione che ha interessato il bersaglio principale della mia attività: l’invalidità e la fragilità che l’accompagna. La riabilitazione geriatrica richiede competenza e sensibilità per affrontare l’intreccio tra malattie croniche “multiple, simultanee ed interattive” – e relative riacutizzazioni – e disabilità, tenendo conto – come ricorda il mio amico e maestro Antonio Guaita – che quest’ultima è sintomo e segno di una serie di patologie, non ne è la conseguenza. Per giunta tali malattie negli anziani spesso si presentano in modo diverso dalle forme “canoniche” dell’adulto.
Ancora, il miglioramento funzionale non garantisce il recupero dell’autonomia né il ritorno al proprio ambiente di vita, poiché alla capacità funzionale recuperata deve accompagnarsi il recupero della motivazione e un ambiente capace di accoglienza.
Non basta tornare a camminare: occorre tornare a vivere, coinvolgendo le famiglie ad allearsi coi professionisti della cura per ricostruire come e quanto possibile tragitti di vita che sono stati interrotti o sono deragliati.
E qui risalta il ruolo della équipe: serve una regia forte per una squadra preparata, affiatata ed organizzata, che sappia affrontare anche gli inevitabili insuccessi.

Per ottenere – e dimostrare – risultati in termini di efficacia – oggettiva e soggettiva – e di qualità, superando ostacoli di vario tipo (si pensi al dolore, alla depressione, alla fragilità fisica e cognitiva) ho creato un “paradigma” secondo cui occorre prima selezionare i problemi veri da quelli insignificanti, per poi gerarchizzarli, in modo da concatenare gli interventi e le soluzioni, facendo leva sui “punti di forza” individuati in ciascuna situazione.
Un fondamento epistemologico (nel “rasoio di Occam” e nella “euristica positiva” moderna) ci tutela dal rischio di un uso acefalo delle tecnologie – al di là dell’indispensabile supporto diagnostico: il rischio a mio avviso consiste, rispetto alla informatica sempre più pervasiva, di confondere il fine col mezzo, lo strumento con l’obiettivo, il processo col principio.
La sfida futura consisterà nel saper affrontare la comorbosità tramite i “big data”, che finora si sono rivolti – con risultati sempre più mirabili – allo studio ed al supporto di problematiche circoscritte. Non potremo limitarci ad adottare sempre più procedure informatiche fini a loro stesse – oggetto peraltro di ripensamenti in letteratura: dovremo ricavarne vantaggi spendibili sulla singola persona assistita, visto che – citando amici come Giuseppe Bellelli e maestri come il prof. Marco Trabucchi – “la riabilitazione geriatrica è la scienza e l’arte di chi sa usare la pazienza, di chi sa utilizzare tutte le dinamiche per il fine della cura, di chi non si accontenta, ma allo stesso tempo sa farsi guidare da cultura ed esperienza che dettano tempi e modi”.

 

Mauro Colombo

OLYMPUS DIGITAL CAMERANato ad Imperia il 29 settembre del 1955, sposato con un’ex-insegnante, ha 2 figlie (medico / ingegnere biomedico).

Attività gradite: musica (specie canto corale), letture, ascolto radiofonico, attività fisica.

Geriatra presso l’Istituto “Camillo Golgi” di Abbiategrasso (Milano) – uno dei 3 istituti della Azienda di Servizi alla Persona “Golgi Redaelli”. Specializzato in Geriatria e Gerontologia, ed in Fisiopatologia e Riabilitazione Respiratoria. Responsabile di un reparto di “Cure Intermedie” – ex riabilitazione “generale e geriatrica” e “di mantenimento”. Appassionato di Gerontologia Clinica, si occupa di ricerca (coordinatore per ricerca ed attività scientifiche per ASP) e di formazione (a livello di coordinamento aziendale, e di Istituto); collabora con la Fondazione Golgi Cenci per lo studio dell’invecchiamento cerebrale.
Autore di oltre 100 pubblicazioni (metà in lingua inglese) su ambiti diversi. Membro della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (segretario e consigliere per la sezione lombarda) e della Associazione Italiana di Psicogeriatria; “associate editor” per “Gerontechnology”; partecipe di “ResearchGate”; indice h (netto) = 10.

Pubblicato da Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.

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