Dal 18 ottobre di quest’anno, sono stato impegnato in diverse città italiane per la presentazione del mio ultimo volume, da Trento a Messina, passando per Firenze, Parma, Milano, Chieti e tantissime altre località. Sempre tra la gente, eppure non credo di avere colto il vero sentimento del nostro paese.

La ragione è semplicissima, ad ascoltare la presentazione di un volume viene chi legge, chi approfondisce, chi si pone domande. Non penso di sbagliarmi se affermo che almeno il 90 per cento dei presenti non condivide né il pensiero e neppure l’azione di questo governo, lo desumo anche dalla circostanza, mai riscontrata prima (il mio primo libro è uscito quasi 30 anni fa), che i presenti mi chiedano cosa penso della situazione del Paese. Insolito, ma significativo. Nei giorni scorsi mi sono riletto tutti gli articoli scritti dal 2013 su Matteo Renzi, non era difficile indovinare come sarebbe andata a finire. Bastava unire due punti e prolungare la linea all’infinito. Certe persone sono tanto prevedibili quanto banali. Un individuo mosso da una volontà di potenza sconfinata, negata in modo sospetto al suo apparire (“se perdo mi ritiro”), che oggi tiene in ostaggio l’unica speranza disponibile.

Posso affermare che i mesi a venire saranno ancora più tristi di quelli che temevo seguissero le demolizioni operate dall’ex segretario del Pd, per una ragione che il pubblico delle presentazioni capisce bene, per questo è preoccupato. Le persone più attente sanno che quanto è accaduto non è il solito cambio di orientamento politico bensì una mutazione antropologica, qualcosa che sottende una visione dell’uomo radicalmente diversa, veicolata attraverso metodologie di confronto sperimentate per la prima volta su vasta scala in Italia. Manipolazioni incessanti, con l’aiuto di professionisti che non seguono il profilo della realtà ma lo determinano. Linguaggio violento, che raduna tutte le anime nere nascoste nelle sentine della comunità. Evocazione di uno stato d’assedio, che solletica vittimismi e rende diffidenti, inospitali, aggressivi, soprattutto con gli stranieri e i deboli.

Mai come in questi mesi tutto ciò che aveva accompagnato i progressi del nostro paese era stato così sfacciatamente messo sotto assedio, comprese la scienza e la cultura, notoriamente odiate dai soggetti in difetto di democrazia. Non siamo ancora al falò dei libri, ma lo spirito è il medesimo, i 3 minuti di applausi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla prima della Scala, portati nelle nostre case dalla televisione, avevano l’aria di un’accorata richiesta di aiuto.

Questa svolta, rapidissima, è stata favorita da un uso sleale, quando non criminale, delle nuove tecnologie, arma capace di capovolgere ogni graduatoria, inventando leader pericolosi e impreparati, afflitti da problemi di auto-affermazione mai risolti, che sulla pelle del Paese sognano audaci rivalse. Tripli e quadrupli salti mortali impossibili prima dell’avvento dei social network.

Morire di ignoranza è un ossimoro, per un paese con la storia dell’Italia, la scatola magica del web sembra avere mosso le sue pedine perché ciò avvenga.
Siamo costretti a sperare nell’imponderabile.

Domenico Barrilà

 

Immagine di rawpixel via Unsplash

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2 commenti

  1. Ieri sono stato a un incontro pubblico dove c’era Richetti, del PD; l’impressione che mi sono fatto, mentre lo ascoltavo, è stata l’ennesima comparsa che fa riflessioni sul partito, chiede empatia e comprensione per lo stato attuale del PD e per promuovere Martina.
    “Dobbiamo tornare ad ascoltare la gente”, che detto alle persone presenti in sala (“la gente”) è un ottimo proposito, però dovrebbe essere il mantra interiore del bravo politico, motivo per superare le divisioni interne e cementare gli anticorpi contro i personalismi dei quali Renzi è stato il massimo esponente a sinistra.
    Per l’ennesima volta (non me ne voglia il singolo) ho presenziato alla comparsata, ma temo che non si muoverà nulla, oltre a non aver ascoltato nulla (letteralmente) di concreto su cosa bisogna fare per fermare questo comportamento generale del Paese, non una visione.
    Se questa è la realtà attuale del PD non mi stupisce che il web, già luogo virtuale per sfogare spesso i peggiori istinti, abbia sempre più adepti nella “scuola di distruzione del Paese”.
    L’Italia è alla disperata ricerca di parole piene di senso e figure autorevoli e capaci, che ci si trovi alla Scala o alla presentazione di un libro.

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    1. Caro Mattia, quello che scrivi mi induce a ripetere che solo l’impegno di giovani come te può portarci fuori da questo incubo. Facciamo in modo che siano tanti.

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