Contro i moralisti istituiamo la “giornata dell’inganno digitale”

In questo momento mi trovo in Sicilia per un ciclo di presentazioni del mio ultimo volume. Uno dei luoghi in cui il grande inganno del M5S -il caso più clamoroso di manipolazione collettiva verificatosi in Occidente da quando esistono i grandi mezzi di comunicazione- è riuscito a mietere il consenso necessario per regalare il Paese ai razzisti e ai fascisti. Un vero capolavoro di strategia politica.

Me ne parla amareggiato un caro amico, tra i pochi veri imprenditori di questa terra, da sempre approdo ideale per le promesse vigliacche della politica, le stesse dei politici malavitosi quando ero bambino. Dopo cinque anni di silenzio, tornavano con il seguito in campagna elettorale, consegnando il chilo di pasta alle famiglie, per tenerle in bilico tra speranza e soggezione, e sparivano di nuovo.

Oggi quel pacco, si fatica a definirlo diversamente, è diventato 2.0, si è istituzionalizzato, dopo che un gruppo di drop out arrabbiati col mondo, uniti solo da un impulso moralistico di purificazione, si è installato nel governo nazionale. Dirigenti, quelli del M5S, capaci di demolire la reputazione degli avversari politici con metodi squadristi, che ora danno ragione a Sigmund Freud quando sosteneva che dietro a un moralista c’è sempre un immorale.

Posto che sarebbe meglio se Maria Elena Boschi e Matteo Renzi tacessero e ci facessero la grazia di sparire dalla circolazione, mi chiedo cosa sarebbe accaduto se fosse stato il padre di un politico avversario a dare lavoro in nero, come faceva il padre di Luigi di Maio, il quale ultimo si attacca al pidocchio sostenendo che lui è diventato socio dopo quegli episodi. Strano che la famiglia del Mulino Bianco, così unita, così esibita con orgoglio, così desiderosa di moralizzare l’Italia, che presenta il padre come modello di etica del lavoro, scopra di essere un sistema di vasi non comunicati.

Vacilla la narrazione che così tanto aveva contribuito a creare il mito del bravo ragazzo della porta accanto, che forse non era socio al tempo del misfatto ma di sicuro era figlio, un figlio che non vedeva, o faceva finta di non vedere, a un palmo dal suo naso, e ora pretende di governare un paese di 60 milioni di persone.

Narrazione, appunto, come tutto quello che accade nella mistica del M5S, che oggi sopravvive solo perché vuole tradurre il chilo di pasta dei miei tempi in reddito di cittadinanza, una polpetta avvelenata, che arriva da una pseudo-setta, nelle cui viscere alberga fanatismo, approssimazione, spirito crociato, capacità di speculare sui sentimenti delle persone in modo professionale, grazie all’uso spregiudicato delle nuove tecnologie.

“Li avevo votati perché mi sembrava l’unica strada per non cedere il Paese alla destra. Ora mi sento uno stupido”. Questo dice il mio amico siciliano.

Matteo Salvini passerà, ripareremo i danni che oggi infligge alla democrazia e alle persone, ci vorrà solo un poco di tempo, in fondo ci siamo liberati di malattie ancora peggiori. La ferita inferta al Paese dal M5S sarà invece incancellabile. Possiamo, tuttavia, trarne lezioni per il futuro, perché ciò avvenga ne dovremo fare memoria, istituendo dentro ciascuno di noi una personale “giornata dell’inganno digitale”, ripetendoci che se è possibile difenderci dalla politica malavitosa, si è impotenti davanti alle lusinghe di chi, dietro a un look incravattato e sorridente, che ricorda i proclamatori dei culti evangelisti americani, mostra di trafficare odio sociale, lascito di una passata marginalità, quando si era pessimi studenti e cuori di panna. Limiti evidenti, emendabili solo attraverso quella lotteria impazzita che si chiama politica, l’unico ambito che riesce a trasformare mezze tacche senza speranza in ministri o in Masaniello digitali.

Domenico Barrilà

6 pensieri riguardo “Contro i moralisti istituiamo la “giornata dell’inganno digitale””

  1. magari, come esempio positivo di coerenza, proporrei di ricordare le dimissioni di Stefano Vella dalla presidenza di AIFA, a seguito delle vicende della nave Diciotti: non considerava compatibile una carica istituzionale con la sua natura di medico. Ma alla vicenda non credo sia stato dato sufficiente risalto dai mezzi di comunicazione. Così come rendere tutti i migranti come rifugiati è una mascheratura mediatica che impedisce di individuare le risorse potenzialmente presenti [vedi dibattito di sabato 1-12 mattina tra la giornalista che ha presentato i quotidiani, ed un lettore].

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    1. Quando torneranno le luci in sala, ci sarà da porsi molte domande. Vediamo, Mauro, ogni guerra sembra sempre l’ultima, il punto è che la memoria dura un giorno.

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  2. Sono tra coloro che, sicuramente per ingenuità, o per partigianeria, hanno faticato a vedere i disastri provocati da quelli che c’erano prima, al netto di criticabili esuberanze e di qualche imprudenza di troppo. Ma i conti tornavano, e i posti di lavoro crescevano, e il fenomeno migratorio veniva gestito con senso di responsabilità pur senza nascondere i problemi. E le istituzioni venivano rispettate, anche quando venivano incalzate. Oggi i conti non tornano (lo dice l’Istat), i posti di lavoro tornano a decrescere, la narrazione del “nemico dietro la porta” è tornata in grande auge, l’immigrazione è “la pacchia” cui bisogna porre termine, e la sicurezza va affidata alla mano “sicura” di ciascun cittadino.
    Coloro che in Sicilia (la mia terra) e altrove li hanno votati: sia nella versione multitasking e moralista” M5S”, o nella versione ruspa, del troglodita “Salvini”, ci risparmino almeno le scuse tardive per non aver capito in tempo a chi stavano affidando i destini di questo Paese. Era tutto evidentissimo sin dall’inizio. O pensavano di aver votato per Einaudi?
    Concordo con l’amico Domenico. Va inaugurata, non solo privatamente però, la “giornata dell’inganno digitale”

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    1. Caro Davide, siamo stati noi ad aprire le porte a questa barbarie, è stata la sinistra immatura e litigiosa a fare sembrare normali degli ipodotati. Quei fanatici che si sono messi a fare la guerra al loro stesso partito. Quel bambino viziato che invece di tenere le fila si è messo a fare il cretino, rovinando una compagnia ministeriale che non mancava di talento. Sono stati tutti costoro a fare sembrare credibili le menzogne colossali dei vandali.
      Ti prometto che istituiremo la Gionata dell’Inganno Digitale, non era una boutade.

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      1. In gran parte concordo caro Domenico con la tua analisi. Ti abbraccio e spero nella istituzione della giornata dell’inganno digitale. Non voglio dimenticare però di porgerti le congratulazioni per il tuo nuovo libro, che spero di leggere presto. un caro saluto

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  3. Ci stiamo pensando, sarebbe un modo come un altro per attirare l’attenzione sull’essenza del problema che abbiamo di fronte.
    Oggi Beppe Grillo commentava la situazione del suo Movimento e scriveva che non si capisce cosa pensa né dove è diretto. Mi chiedo se ci rendiamo conto della gravità del quadro, che domani potrebbe essere addirittura peggiore, quando avremo Matteo Salvini premier e la destra estrema ringalluzzita. Stasera ero a Firenze a presentare il libro cui fai cenno, uno dei cittadini presenti mi ha posto una domanda sulla situazione del Paese, si è aperto un piccolo dibattito nel corso del quale è emersa tra le persone una notevole preoccupazione. Il problema è che a essere preoccupate sono le persone che leggono, e nel nostro paese si legge poco. Un caro saluto anche a te.

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