Smascherare il M5S senza accanimento, nell’interesse comune

Questo blog accosta da anni i concetti di malattia, manipolazione, violenza psicologica al M5S, una “bolla” costruita con materiale gassoso e vago, quello della comunicazione digitale, eppure blindata. Ogni tanto qualche spirito critico sfugge alla Casaleggio & Associati. “Un sentito grazie ai colleghi De Falco e Nugnes che hanno seguito la loro coerenza, hanno pensato prima al bene dei cittadini e dell’ambiente che agli ordini di scuderia”. Così scrive su Facebook la senatrice 5S Elena Fattori commentando il voto dei suoi colleghi in commissione sul decreto per Genova. Il ringraziamento dell’esponente del Movimento tocca “anche per il coraggio di una scelta non semplice in un clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione”.
Parole di enorme pesantezza che un paese civile dovrebbe considerare con preoccupazione, la stessa che costringe noi a prendere posizione.

Ma l’impresa della Casaleggio & Associati (il M5S è solo un marchio) non è una novità, si tratta della replica digitale di ciò che avevamo sperimentato negli anni Novanta, quando un imprenditore televisivo si era avvalso del potere di persuasione delle sue reti per impossessarsi del Paese. Stavolta il pericolo si è incrementato di mille volte, perché il logorio percettivo provocato nei cittadini dalle nuove tecnologie digitali, crea mitologie incontrollabili e pericolose.

La Casaleggio & Associati blocca lo sguardo dell’elettore, inducendolo a sorvolare sul tradimento dei mantra serviti per vincere. Il più celebre, “uno vale uno”, viene quotidianamente e odiosamente ridicolizzato, attraverso demolizione pubblica dei pochi dissidenti, secondo lo stile del comico che si è intestato il ruolo di uomo immagine, traducendo in consenso elettorale tutta la confusione che alberga nel suo animo, solitario e paranoico. Due esempi tra mille possono essere illuminanti.

Il primo risale a cinque anni fa. Dopo avere dileggiato il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ritenendolo il male assoluto, si era recato a incontrarlo in delegazione. All’uscita parole di elogio per il capo dello Stato. Un conto è la console, un conto è la realtà, che smentisce ogni malafede.

Il secondo riguarda l’attacco alla scelta di usare nei supermercati i sacchettini in materiale biodegradabile. L’imprenditrice che li produceva, ospite di un’edizione della Leopolda, sarebbe stata favorita del capo del Pd. La scorsa settimana, l’accusatore, il comico, è andato in visita presso l’azienda produttrice e se n’è uscito con elogi sperticati, definendola un’eccellenza italiana da valorizzare.

Due episodi che non lasciano dubbi sull’equilibrio del personaggio, che oscilla tra giudizi temerari costruiti secondo stati d’animo del momento, trame allucinate, cambi repentini di opinione.

Questo è il materiale, spezzoni patologici, con cui è stato costruito il Movimento e che potrebbe contagiare l’intera comunità, devastandola. Questa è la ragione per la quale non possiamo tacere e che, con colpevole ritardo, inducono la senatrice M5S Elena Fattori a parlare di “clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione”.

 

Domenico Barrilà

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