Perché è evidente che ci stiamo infilando in una dittatura. Due parole su Matteo Salvini e Alfonso Bonafede

Dopo la richiesta di archiviazione, seguita all’inchiesta sugli sbarchi negati, Matteo Salvini, che non è ministro della malavita ma semplicemente un uomo cinico e assetato di potere a tutti i costi, che distruggerà l’Italia, con la complicità del M5S, che gli tiene la giacca mentre lui spacca le gambe al Paese, sulla solita pagina Facebook si chiedeva, scandalizzato, “Quanto si è pagato per quest’inchiesta e quanti uomini sono stati impiegati”. Sembrava che il cuore gli sanguinasse per lo spreco di risorse pubbliche, peccato sia il segretario della Lega, il partito condannato a risarcire cinquanta milioni di euro, soldi pubblici che aveva rubato.

Tentare di rispondere alla domanda del disumano sarebbe inutile, non possiede recettori culturali per comprendere ciò che c’è dietro al concetto di “divisione dei poteri”, un principio che serve a proteggere i sistemi sociali da figuri come lui.

Del resto, in una comunità dove il 60% dei cittadini non legge neppure un libro può succedere di tutto, anzi è già successo, diverse volte, dunque prepariamoci.

A dargli manforte, un intero movimento, anche quei componenti che sembravano meno folcloristici, come il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, che attacca un quotidiano avverso, a suo dire troppo schierato. Se l’avesse fatto un altro del suo partito ci sarei passato sopra, per molti 5S, infatti, il rapporto con realtà e verità ricorda quello dei bambini con Babbo Natale. Invece è stato proprio quest’uomo a fare affermazioni singolari e pericolose sul ruolo della stampa. “I giornali perdono credibilità se sono schierati”, cioè, aggiungo io, se prendono posizione, se criticano il governo, se fanno il loro mestiere, ossia se esercitano lo spirito critico. Probabilmente per i vertici del M5S basterebbe una sola testata, il blog del comico, quella cattedra a cui si sono abbeverati, uscendone pieni di odio.

Non mi sembra di avere niente da dire al ministro, perché a mia volta penso che il suo Movimento sia una delle più gravi malattie, toccate in sorte al Paese. Un avversario può essere pericoloso, persino micidiale, le Brigate Rosse lo sono state, ma i ruoli erano chiari e netti, da una parte c’era la violenza, dall’altra un intero paese che faceva muro, e alla fine si è salvato. La contorta e inquietante identità del Movimento, la cui filiera di comando viaggia in incognito, non è controllabile, il cittadino vota una serie di affermazioni “favolose” che lisciano il pelo al suo inconscio, speculando su frustrazioni e sofferenze quotidiane.

Dietro a certi paraventi insondabili noi non possiamo arrivare, non possiamo sperare di sconfiggere un sistema che si comporta come un virus, infettando le cellule e divenendone parte, cosicché la loro distruzione comporta anche una possibile autodistruzione. Fascisti, razzisti e brigatisti sono avversari orrendi ma possibili perché stanno nella realtà, dove tutti possiamo scendere e combatterli, mentre il virus a 5 Stelle è una insidia sistemica, che manda in tilt i meccanismi di critica e di controllo, di fatto invalidando i processi democratici.

Dunque, che l’esponente di un Movimento ingrossatosi a forza di bugie e manipolazioni, attacchi la stampa, può sembrare una battuta, ma purtroppo non lo è, anzi se uno dei pochi esponenti equilibrati della stessa compagine si rivela simile ai sodali, significa che il contagio è più grave di quanto potessimo temere.

Se avesse aspetto solo 48 ore, Alfonso Bonafede, ne sono certo, si sarebbe astenuto dall’esporsi a una figura così clamorosa e irrimediabile. Se avesse preso visione della terribile falsificazione operata dal suo Movimento, sull’intervista rilasciata da Jeroen Dijsselbloem, in cui di vero c’era solo il volto dal all’ex presidente dell’Eurogruppo, si sarebbe vergognato e forse dimesso. Glielo consiglio da padre, dovrebbe farlo per i suoi figli, qualora ne abbia. È ancora in tempo a salvare la faccia, si sta rendendo complice di una pericolosa deriva psichiatrica, con potenti ricadute sul futuro del Paese.

I segnali sono oramai tracimati nella realtà, avvelenandola, mettendoci di fronte a un clima razzista e fascista, “di fatto”, che solo l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, sembra non percepire né temere. Ce lo spiega in un recente articolo pubblicato proprio sul quotidiano milanese.

Purtroppo, nel breve periodo non si vedono alternative. Dopo l’annientamento dell’area progressista portato a compimento da Matteo Renzi e dai suoi servi, acritici quanto quelli del comico, il solidarismo è diventato un torto, ma senza quello il progresso si ferma, uccidendo anche la parte sana di un paese.

Restano le parole tranquillizzanti di Paolo Mieli, che a me ricordano la leggerezza con la quale venivano lette certe “goliardate” nella Germania degli anni Trenta. Gli intellettuali dovrebbero arrivare il giorno prima, altrimenti non godrebbero del privilegio di non andare in fabbrica a lavorare. Se non sono in grado di svolgere una funzione predittiva, potrebbero perlomeno dipingersi di nero e fare una bella camminata in incognito. Farebbe bene a loro e a noi.

 

Domenico Barrilà

8 pensieri riguardo “Perché è evidente che ci stiamo infilando in una dittatura. Due parole su Matteo Salvini e Alfonso Bonafede”

  1. Concordo con Domenico circa la criticità dell’attuale periodo storico, concordo pure con la riflessione del giornalista Paolo Barnard circa le responsabilità di chi ha preparato il terreno a questi personaggi/movimenti: ……..
    Jair Bolsonaro ha vinto in Brasile come Salvini ha vinto in Italia. Il primo è parecchio differente dal secondo. Salvini è uno stampino del Populismo di Bannon, di Le Pen, gente piuttosto puzzolente e ignorante. Bolsonaro non ha nulla a che vedere col Populismo, è un neo-nazista della vecchia scuola dei generali neo-nazisti che JF Kennedy e suo fratello Bob impiantarono in America Latina dal 1962 in poi, con le conseguenze che sappiamo in tutto il continente. Da militare Bolsonaro disse senza problemi che “Ci vuole una strage di almeno 30.000 brasiliani, e nessuno in galera, proprio ammazzati, poi se ci vanno di mezzo gli innocenti, pazienza, capita.”. E’ dichiaratamente a favore della tortura e degli omicidi extra-giudiziali. Quindi se i Salvini-types sono grezzi fascistoidi, questo è un neo-nazista dichiarato.

    La domanda che ci poniamo tutti è: ma è possibile che un elettorato, quello brasiliano, che fu moderato o addirittura di sinistra faccia capriole di questa portata? La risposta non la do io, perché ho l’umiltà di ammettere quando qualcuno ne ha formulata una più sinteticamente brillante di quella che pensavo. Eccola:

    “Dov’erano i Centro-Sinistra (i Liberals in inglese, nda) quando la Wall Street che Barak Obama ha salvato strangolava il popolo del Brasile affinché ripagasse debiti accumulati dai suoi oligarchi? Il Centro-Sinistra è la linea diretta fra il Capitalismo e il Fascismo, non la sua antitesi”. (Rob Urie, Counterpunch)

    Nel caso di Salvini e del becerismo che oggi trionfa con lui si può dire esattamente la stessa cosa, con minimi ritocchi:

    “Dov’erano i Centro-Sinistra (il PD in primis, nda) quando la UE che essi hanno voluto strangolava famiglie e aziende italiane affinché ripagassero debiti resi velenosi dalla moneta euro? Il Centro-Sinistra è la linea diretta fra il Capitalismo e il Populismo, non la sua antitesi”.

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  2. Caro Linux, quando leggo commenti come il suo mi confermo nell’idea che solo il confronto delle idee, pacifico e civile, arricchito da argomenti e non da insulti o moti dell’animo, possa farci crescere tutti e alla lunga aiutarci a superare questi scogli, che non sono piccoli ma non sono finiti per caso sulla strada. In uno dei prossimi post tratterò dell’elettorato leghista, conosco tante persone che votano questo partito, personalmente disapprovo eppure capisco la reazione di tante persone laboriose strangolate da una sinistra malandrina che guarda la misera vita di molti di noi con la superbia di chi è convinto di essere una fortezza inespugnabile o, ancora più spesso, di essere più furbo.
    Grazie davvero. Domenico

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  3. il paragone con la biologia virale mi sembra particolarmente azzeccato
    la UE fu voluta dai nostri padri, dopo la tragedia bellica: secondo me, dobbiamo domandarci se e quanto gli ideali originari siano stati travisati, pur tenendo conto che senza l’€uro ogni pezzo di pane temo costerebbe di più
    Riguardo alle posizioni sfaccettate della dinastia Kennedy, sarebbe interessante ripercorrerle, a partire da un contesto dove la cultura planetaria globale era prevalentemente “destrorsa”
    peraltro chi “rottama” a mio avviso esprime un “fascismo metodologico”, per riprendere una recente trasmissione radiofonica dove venivano distinti i fascismi appunto “metodologico” da quello “ideologico”
    infine, sono rimasto esterrefatto dalle [ultime] uscite di Paolo Mieli, compreso il panegirico da poco espresso – anche in interviste – sulla stampa del (mio) Ponente Ligure verso un ex-ministro, cui molte cose accadevano “a sua insaputa” …

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    1. Ieri un caro amico e vero uomo di cultura, mi aveva inviato questa mail. La uso per risponderti e per ringraziarti della tua attenzione.

      Grazie Domenico
      condivido la tua analisi e le tue preoccupazioni. Ahinoi Paolo Mieli non è la sola persona che sottovaluta la pericolosità di questo governo. Ma la sua posizione sia come giornalista sia come curatore di programma televisivi sulla storia lo rendono pericolosamente tranquillizzante. Penso che non sia una scelta casuale, visto che da anni le sue considerazioni storiche sono così tanto “revisionistiche” da far impallidire Ernst Nolte e purtroppo vanno in onda quotidianamente su Rai Storia. A presto e grazie per le tue riflessioni

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  4. Grazie Domenico di questo prezioso stimolo di ulteriore riflessione su questa preoccupante deriva di chiusura e paura. Come ben affermi è pericolosa la società che non stimoli adeguatamente la cultura, non solo poche persone leggono, ma ci sono molti altri indicatori preoccupanti: siamo agli ultimi posti nei risultati dei test Pisa, primato negativo per i laureati, tra i peggiori paesi in Europa per abbandono scolastico, solo per citarne alcuni.
    Inoltre il merito anziché essere elogiato viene spesso, troppo spesso, denigrato anche nella quotidianità.
    Bisogna che ognuno di noi, per le sue competenze e ambito di influenza (personale e professionale) si attivi per cercare di dare stimoli positivi.

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    1. Grazie Katia, c’è poco da aggiungere, se non la sconfortante considerazione che perdiamo il pelo e non il vizio. C’è qualcosa di malato nelle viscere del nostro paese, qualcosa che si alimenta dell’ignoranza cui fai cenno. In questo memento sono, insieme a Luciano, in Abruzzo, parliamo a cittadini di ogni età della necessità di porsi domande, perché proprio queste mancano nella nostra comunità. I risultati li descrivi bene. Ciao

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