Politici mediocri e nuove tecnologie uccidono la compassione

Qualche settimana fa avevo scritto che la malattia mentale oramai si è impossessata di una parte cospicua della politica italiana. Non era uno scherzo e nemmeno un’iperbole, ma la situazione sfugge agli elettori, condotti verso la cecità attraverso stimoli paranoici, evocando presenze inquietanti e nemici esterni, mai bene identificati eppure usati in modo spregiudicato per allontanare l’attenzione dalla follia che possiede gli stessi salvatori.

Giochi nominalistici, lasciapassare per comportarsi peggio dei predecessori senza dare nell’occhio, così il biasimato condono diventa pace fiscale mentre nei ministeri si accampano eserciti di raccomandati, che stavolta però sono persone competenti, mica i parassiti di ieri. Si raccontano un sacco di cose, sempre meglio che la realtà.

Come prima, peggio di prima, ma tutto in anestesia generale, praticata attraverso i social network e con la regia di topi di sentina che vivono davanti agli schermi e conoscono il mondo come i miei cani conoscono la luna. Si agisce su una realtà ignota trattandola con spregiudicatezza, sprezzanti del pericolo, che per la verità non viene neppure percepito.
L’irruzione del disturbo mentale nel dibattito politico italiano, che genera una costante opera di falsificazione e manipolazione collettiva, è stata favorita proprio dalle nuove tecnologie, che si prestano ad utilizzi perversi e sono in grado di scatenare fenomeni altamente lesivi dell’interesse individuale e generale.

La Casaleggio e Associati, giusto per non rimanere nel vago, usando la rabbia sociale di un comico, colto nella parabola discendente, è riuscita a creare una narrazione falsa, insana e pericolosa. Bisogna andare alla maestria con cui Beppe Grillo nei suoi spettacoli riesce a costruire una finzione di assedio, quasi asfissiante, dove i malfattori sono tutti quelli fuori dal teatro. Malfattori da cui guardarsi perennemente le spalle. Questo è il M5S, uno degli spettacoli del comico, allargato però a milioni di persone, un mondo parallelo che potrebbe distruggere il nostro, quello che conosciamo.

L’obiettivo di tale opera di condizionamento non è quello di abbassare il livello di sofferenza della collettività, gli individui che usano la rete con fini manipolatori in genere sono degli anaffettivi, disinteressati al prossimo, che non è parte dell’astrazione in cui è annegata la loro esistenza. Un’operazione distruttiva che tengono viva introducendo a getto continuo nella testa delle loro vittime monoideismi infernali, così da confinare gli attivisti e l’elettorato più credulone in una sorta di coma vigile. Il dissenso non può essere ammesso, non possono esservi crepe nella narrazione. La paranoia, infatti, è un capolavoro di coerenza, costruita su una serie di inganni che si autogiustificano, impossibili da sottoporre a verifica. Se qualcuno mi dice che non riesco a dormire perché sotto il pavimento della mia camera da letto è sepolto un oggetto malefico, l’unico modo per verificare la veridicità dell’affermazione è quello di spaccare il pavimento. Date queste premesse, persino il tentativo di smontare le falsità si rivela inutile, chi è stato accalappiato nella narrazione paranoica ne diventa esso stesso una comparsa che, non percependo la propria condizione patetica, difenderà la trama, perché adesso crede di avere compreso la vera ragione per la quale la sua vita non funziona. Imprecisati nemici che si nascondono nei luoghi più impensabili.

Se crolla la finzione, crollano le proprie certezze, dunque si è costretti a stare al gioco. Un paziente, plagiato da un gruppo, che in pochi anni gli aveva ripulito il conto corrente, era stato lapidario: “Ammettere di essere stato derubato e manipolato ti fa sembrare un cretino agli occhi di parenti e amici, così ogni volta che tornavo da quei weekend, facevo finta di essere entusiasta, ostentavo sicurezze che non avevo, salvo crollare alle prime vere prove. Ma guai a dirlo”.

Attraverso la Rete l’indimostrabile è diventato una miniera di consenso, promuovendo ai vertici della politica tragiche marionette, che possono vendicarsi facendo finta di proteggere i deboli. Il percorso autobiografico di Luigi Di Maio analizzato con i criteri usati in questa pagina, ne fa un personaggio pericoloso, assai più di Matteo Salvini, che pure nella ripugnanza delle sue idee rappresenta qualcosa di già visto, un fascistello tradizionale, inoltre il leader leghista è un lombardo pragmatico, più sensibile dell’altro al richiamo della realtà.

A entrambi Matteo Renzi presta la maschera del “cattivo” perfetto, da indicare ai forconi della folla, preventivamente inferocita, assai funzionale a tenere attivo il gioco degli opposti, dove i buoni e i cattivi sono le uniche categorie possibili.
Una semplificazione che l’ex presidente del consiglio rinforza a sua volta, continuando a parlare a nome di un partito da egli stesso ridotto allo stato larvale. A modo suo, anche quest’uomo, autentico Attila dell’area progressista, si è lasciato risucchiare nelle stesse meccaniche paranoiche, per tale ragione cerca la causa dei propri fallimenti lontano dall’unico luogo dove avrebbe un qualche costrutto posare lo sguardo, ossia dentro di sé.

Vederlo ridere di gusto alla Leopolda, mentre dirigeva il solito reality di quelli che vorrebbero insegnare alla Terra a orbitare, mette tristezza, ma perlomeno ci aiuta a toccare con mano quali danni, forse irreparabili, abbia procurato alle nostre vite l’azzardo di affidarle a uomini irrisolti, dall’ambizione ipertrofica e dalle qualità omeopatiche. Costoro nelle nuove tecnologie sono riusciti a trovare un alleato perfetto per allargare l’ombrello della propria lesività potenziale, aumentando a dismisura i nostri problemi e, in definitiva, gettando le basi per un futuro che mai era stato tanto incerto, nemmeno al tempo delle Brigate Rosse.

Eppure, non serve a nulla cacciare gli invasori se non si creano preventivamente alternative credibili, fatte di materiale diverso, tridimensionale, individui maturi. Da persone capaci di provare compassione per i loro simili, non più scendiletto dei loro sogni di potenza, perseguiti come in un tragico videogame che distrugge vite vere. Matteo Renzi non è un loro contrappasso ma uno di loro, a tutti gli effetti, per questo la speranza che si faccia dimenticare presto resta forte, quanto quella di poterci liberare altrettanto in fretta degli altri ospiti indesiderati.

 

Domenico Barrilà

6 pensieri riguardo “Politici mediocri e nuove tecnologie uccidono la compassione”

  1. Tragica verità! Leggo i commenti dei più svariati articoli online e mi rendo conto di quanto siano riusciti nei loro intenti. Ormai siamo al fideismo, irrazionale ed inattaccabile dalla realtà! In che brutto medioevo siamo finiti!
    E non sarà così facile uscirne.

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    1. Gentile Fabrice, lei in 3 righe è riuscito a descrivere meglio del sottoscritto il quadro sconfortante che ci troviamo di fronte. Concordo anche sulla laboriosità del ritorno a una qualche forma di normalità, ma la invito a essere speranzoso, alla fine tutto passa, mi creda. Noi possiamo, e dobbiamo, accelerare il processo. Grazie

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  2. La ringrazio per la considerazione, e ammetto di essere uno “speranzoso” incallito; mi rallegrano tra l’altro due cose della sua risposta: 1) che lo abbia fatto… e con che solerzia! Io me ne sono accorto solamente oggi! Il che rende la cosa una vera comunicazione, uno scambio di idee ed emozioni… e questa è una cosa fantastica.
    2) Che inconsapevolmente ha ripreso un mio vecchio modo di dire: forza! Tutto passa! … anche la vita!
    Grazie, vi seguo sempre con molto interesse.
    Un caro saluto.
    Fabrice.

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    1. Caro Fabrice, torno adesso, sotto un diluvio, da Affori, una delle tappe di presentazione del mio ultimo libro. Sono stato bene, con una quarantina di persone che si sono volute “perdere” un pomeriggio prefestivo per ascoltare il racconto di una psicologia che parla di altruismo e di solidarietà, come strada obbligata per favorire la nascita di personalità sane perché pro-sociali. Questo è il mio piccolo contributo, insieme a quelli che cerco di dare muovendomi per il Paese. Quello che che le posso garantire è che questi barbari perderanno, cadranno rovinosamente, perché se non sarà così cadremo tutti noi. Non possiamo permettercelo, in gioco ci sono tante fatiche dei nostri genitori e nostre.
      Grazie per il suo incoraggiamento, non non ci spostiamo da questo sentiero.

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  3. riporto – condividendola – la espressione di un collega medico a proposito della attuale reggenza della sanità: “diarrea verbale / stitichezza concettuale”

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