Roma, 30 settembre 2018. Assenti giustificati ma presenti

Il mondo è diviso da sempre tra coloro che pensano di essere in compagnia di persone portatrici dei loro stessi diritti e chi si sente l’unico abitante del Pianeta. Tra chi si rende conto di essere parte di una specie cooperativa e i malati di individualismo. Il problema è che questi ultimi sono maggioranza e bisogna lottare perché non prendano il sopravvento, senza mai cedere alla pigrizia.
Li si trova dappertutto, in fabbrica, negli uffici, nello sport, nella politica, nella scuola, nella cultura, davanti alle macchinette dei video poker, nelle chiese (in numero sorprendente), ma in genere si mimetizzano perché sanno che c’è qualcosa di riprovevole nei loro antri interiori. Tuttavia, ci sono dei momenti nella storia in cui sorgono dei pifferai che danno loro coraggio, soggetti paranoici capaci di trasformare la vergogna dei gretti in orgoglio o addirittura in arroganza. Quando ciò accade la civiltà è in pericolo, ma l’attuale compagine di governo non è arrivata per caso al traguardo. Più che l’ignoranza degli egoisti poterono il silenzio e l’ambiguità dei sapienti, della maggior parte degli intellettuali italiani, che a furia di distinguo e di neutralità sono riusciti generare quella confusione letale in cui una cosa vale l’altra. Fu così anche ai tempi di altri disastri.
Vi sono, naturale, delle eccezioni. A ciascuno cercarle e trovarle. Auguri.

Ci consoliamo pensando ai 12 docenti universitari che 85 anni fa rifiutarono il giuramento fascista (l’università italiana è ancora così). Siamo certi che domenica 30 settembre sarebbero stati a Roma per riaffermare che nelle caverne non si torna, a nessun costo, e non solo perché vi si prendono i reumatismi. Forse si meraviglierebbero constatando che a sfilare vi sono molti dei politici, non solo fiorentini, che del vigente disastro sono ampiamente responsabili, ma alla fine si direbbero che domenica 30 settembre questo non conta, che basta essere d’accordo su un punto fondamentale, ossia che se questo governo non cade in fretta l’ombrello dei diritti diventerà sempre più piccolo, soprattutto per quelli che, disperati e delusi dalla politica della sinistra, si sono gettati nelle fauci di questi drop out, le cui uniche doti sono il risentimento e desiderio di vendetta. Proprio così, persone che vorrebbero riscattare le loro esistenze cercando l’applauso su misure scellerate ma utili a fidelizzare quella parte di popolo che amano prendere per le emozioni, e non solo.

Tutto questo l’abbiamo scritto perché non potremo esserci e ci sentiamo in colpa. Siamo giustificati, l’impegno che ci sottrae a questo dovere/piacere risale a quando i barbari erano appena sbarcati. In compenso c’eravamo, entrambi, il 14 settembre del 2002 al Girotondo romano che ebbe come officiante Nanni Moretti, magari non è servito a nulla o forse contribuì a ricordare a noi stessi nonché ai predoni di allora, che non tutti erano disposti a rassegnarsi.

L’esito del 4 marzo dimostra che la sinistra non sa fare la sinistra e che la democrazia è fragile. Due lezioni da imparare assolutamente il 30 settembre 2018, se vogliamo continuare a godere del privilegio di “correre pensando” e se non vogliamo finire del tutto nelle spire di un’azienda di informatica che in questo momento detiene il Paese, dopo avere usato un comico come testimonial, e nella mente di un razzista che si spaccia per salvatore di valori che da sempre detesta.

Domenico e Luciano Barrilà

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