Nel caos vaccini, avere ragione non serve

L’utilità dei vaccini sembrava (giustamente) scontata ma da un certo punto in avanti non è più stato così. Un movimento, minoritario ma rumoroso e discretamente intemperante, è stato utilizzato con furbizia dai due partiti che formano l’attuale governo, risoluto a riportare indietro di un secolo l’orologio della storia.

Sui social network si esibisce un bestiario variegato, non manca la mamma che si vanta di aver modificato i certificati relativi alle vaccinazioni dei figli, e non mancano teorie complottiste nonché  senatrici che si immunizzavano andando in visita presso i cugini malati, senza subire danni, circostanza che meriterebbe una verifica, certi danni non sempre sono visibili.

Il tema è serio, soprattutto perché fuori dalla rete la salute di migliaia di bambini è messa in grave pericolo. Siamo di fronte ad un capitolo, quello scientifico, del più generale movimento di rivolta contro ogni tipo di autorità. Dall’economia alla scienza, l’unico obiettivo è radere al suolo ogni traccia del lavoro degli odiati “esperti”, usando come scudo i social network, che amplificano i lineamenti della psiche, fino a trasformare persone pavide in picchiatori violenti e privi di sentimento, incapaci di misurare le conseguenze delle loro esternazioni. Questo possiede una sua logica, la rete è stata per molti drop out l’occasione della vendetta, veicolo di riscatto per esistenze prive di senso che, ubriacate dall’impunità e dall’anonimato, portano in superficie i mostri che di solito tengono in catene.

Tuttavia c’è da domandarsi quale sia l’effetto degli interventi di Roberto Burioni, il medico virologo che bastona i no-vax con tweet al vetriolo, privandoli di ogni possibilità di replica. Lecito, infatti, pensare che se dietro il movimento anti vaccini vi sono, come  crediamo, strutture di personalità paranoiche, esse interpretano i ragionamenti dello scienziato come la conferma dell’esistenza di una congiura orchestrata dalle case farmaceutiche, catalogate come belve sanguinarie, che attraverso gli eccipienti dei vaccini produrrebbero danni irreparabili ai malcapitati bambini. Affermazioni audaci e appoggiate su basamenti piuttosto fragili.

Dunque, Roberto Burioni non solo non convince nessuno nel campo avverso, ma unisce i suoi componenti in un abbraccio mortale (soprattutto per i poveri bambini), giacché in rete tendono a vincere per distacco le emozioni, soprattutto quelle negative.

Forse bisogna cambiare il terreno di gioco, e per farlo bisogna tornare a Kurt Lewin, uno degli psicologi sociali più importanti del secolo scorso, decisamente uno dei padri nobili della disciplina. Tra i suoi lavori, quasi tutti svolti sul campo, cioè nella carne viva della società, in mezzo alle persone (proprio così, una volta le conoscenze della psicologia sociale non si costruivano in laboratorio) c’è quello svolto a metà degli anni ’40 sulle abitudini alimentari degli americani, diventato il punto di partenza per lo studio scientifico dei processi di cambiamento e di persuasione.

Su richiesta del governo, lo psicologo fu chiamato a intervenire, con l’obiettivo di convincere le persone ad abbandonare il consumo di alcuni tipi di carne sostituendoli con altre tipologie più economiche, come le frattaglie. La richiesta non era casuale, il momento storico imponeva scelte di consumo orientate al risparmio, dunque Lewin, che negli Usa era arrivato nel 1933, si mise all’opera per capire come fosse possibile modificare scelte e preferenze degli americani affrontando un problema che aveva pesanti ripercussioni sociali ed economiche.

Il risultato di quell’impegno è davvero affascinante, ne danno conto Palmonari e Cavazza nel volume, edito da Il Mulino, “Ricerche e protagonisti della psicologia sociale”. Per i nostri scopi è sufficiente dire che il lascito più importante di quell’esperienza fu un metodo che subordina qualunque speranza di cambiamento a un’attenta analisi del campo psicologico in cui l’idea da modificare si è sviluppata, alle forze che la sostengono, a quelle che possono contribuire a cambiarla o sostituirla, agli attori in campo e ai ruoli che giocano in questo intreccio di forze.

Da questa mappatura si parte per progettare un intervento che prevede il coinvolgimento attivo di tutte le parti in causa, soprattutto delle persone le cui abitudini si vorrebbero modificare. Insomma, il cambiamento non è un cappello che si cala dall’alto, ma l’esito di un ampio processo partecipativo, nel caso degli anti-vaccini sarebbe interessante, ad esempio, capire come e con la complicità di chi si sia formata l’attuale bolla paranoica, sarebbe un contributo utile per uscire dall’odierno muro contro muro, che ad ogni passaggio diventa più drastico. Vero, come dice qualcuno, che la scienza non è democratica, altrettanto vero resta il fatto che proprio la scienza, con l’aiuto di una politica competente e saggia, dovrebbe contribuire a ridurre le distanze e non ad ampliarle.

Ci domandiamo cosa penserebbe Kurt Lewin in merito alle modalità di intervento nel dibattito social dei “sì-vax”, svolto attraverso un linguaggio difficilmente contestabile nei contenuti ma, a nostro avviso, poco adatto a fare breccia nel campo avverso, posto che anche il grande Lewin avrebbe le sue belle gatte da pelare con i fondamentalisti dell’astensionismo vaccinale.

L’esperienza dello studioso tedesco dimostra che se si vogliono ottenere cambiamenti significativi e stabili nel tempo, è necessario coinvolgere le persone e renderle parte attiva di un processo. Certo, il campo in cui ci si muove è ideologizzato, gravato da sentimenti irrazionale,  inquinato dalle suggestioni seminate negli anni dai monologhi di Beppe Grillo, sulla cui personalità non si riflette mai abbastanza. In questi giorni è spuntato un vecchio video del 1998 in cui il comico-politico si lasciava andare, seducendo il pubblico plaudente, ad affermazioni sui vaccini che, volendo, non mancherebbero di interesse penale.

La violenta questione, culturalmente e non solo, dei vaccini costringe a riflettere sulla politica in modo più approfondito di quanto non si è fatto sino a questo momento. Di sicuro essa possiede le chiavi per cambiare il mondo, ma quando il dibattito si sposta sui social questa può regredire di millenni, trasformandosi in una grave minaccia per gli interessi, quelli veri, delle collettività. Anche per questa ragione Burioni non può vincere, la politica ma soprattutto il “mezzo” giocano contro di lui, che già di suo immerge la comunicazione nella palude nei riflessi condizionati, dove gli alligatori sono le parole stesse e il confine tra buoni e cattivi si smarrisce dopo i primi insulti.

Ci serve un Lewin “rinforzato”, che aiuti tutti a porsi domande e ad agire con saggezza nel “contesto”, altrimenti il futuro diventerà molto più incerto di quanto possiamo immaginare. La questione vaccini può essere una splendida occasione per cominciare a ragionare da adulti, se non lo faremo perderemo il diritto di lamentarci o forse non ci sarà più concesso da qualche analfabeta con l’hobby della politica. Le avanguardie sono tra noi.

6 pensieri riguardo “Nel caos vaccini, avere ragione non serve”

  1. Buon giorno ,ho letto con interesse la vostra opinione sulla esecuzione o no di iniettare vaccini: ci tengo a far sapere che sul “vaccino” io come anche i nuovi governanti del “cambiamento” si è favorevoli. Ma il problema non è l’esecuzione del vaccino , ma la qualità del vaccino stesso: come avviene x i medicinali ,che riportano il bugiardino sul quale ormai ci sono più controindicazioni che aspetti positivi!!…. Allo stesso è per il vaccino che a detta di ricercatori ,se non dichiarata , potrebbe portare altre malattie. Mi spiego facendo riferimento alla scoperta fatta già negli anni 90 dal Prof.Montanari , ricercatore con studio laboratorio privato, che gia’ in quegli anni ,dietro richiesta di committente, scopri nei vaccini destinati all’umano la presenza di polveri sottili e nanoparticelle di elementi nocivi per la salute dell’uomo ,come spiega in un suo video su YouTube https://youtu.be/rbb1IfPOQKk – e altri video ,in oltre si parla di vaccini destinati a animali che invece erano puri. Per cui ,invito tutti ,come me favorevoli a vaccini ,stando a come ora sono trattate le vaccinazioni, di pensarci più di dieci volte.

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  2. Buongiorno Wol,
    la ringrazio per il suo commento e per il tono pacato con cui l’ha scritto.

    Rispetto al contenuto, è giusto che le manifesti il mio più completo disaccordo.
    Nello specifico, la ricerca del sig. Montanari (e della moglie Gatti) è stata analizzata con attenzione da molti studiosi del settore ed è stata da tutti valutata mal condotta dal punto di vista metodologico, mentre le conclusioni proposte sono risultate scientificamente irricevibili.
    Il metodo scientifico è rigoroso e, quando parliamo di argomenti scientifici, è a quello che dobbiamo fare riferimento.
    Attualmente non risulta alcuno studio scientifico che abbia dimostrato effetti negativi dei vaccini, al contrario esiste una mole di letteratura che ne evidenzia gli innumerevoli benefici per la salute.

    Venendo alla posizione dell’attuale governo mi sento di poter dire che le dichiarazioni fatte fin qui siano valutabili quantomeno come ambigue.
    Un esempio su tutti, quando Matteo Salvini dice che secondo lui 10 vaccini sono troppi lo dice dall’alto di quale competenza? È forse un medico? Un immunologo? Cosa vuole comunicarci con questa sua uscita?

    La ringrazio di nuovo per le modalità non rissose con cui ha manifestato la sua opinione.

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  3. Grazie per la risposta ; anche se non viene risposto sulla “legalità”dei vaccini che vengono iniettati senza rilasciare nessuna documentazione di chi li ha fatti, cosa contengono, precauzioni d’uso, controindicazioni ecc.

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    1. Non sono un medico, ma ho recentemente effettuato vaccinazione antitetanica.
      Mi è stato rilasciato un documento con le indicazioni del vaccino iniettato, il “bugiardino” contenente le informazioni di cui parla è facilmente consultabile online, direttamente dal sito dell’Agenzia del Farmaco.

      Ribadisco di non essere un medico, ma suppongo valga lo stesso per tutti i vaccini.

      Buona giornata!

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  4. Cari Domenico e Luciano,

    qualche giorno addietro, sulla spinta delll’articolo di Domenico del 7 agosto, ho scritto qualcosa riguardo la vaccinazione e la necessità di prendere posizione con chiarezza al tale proposito.

    Domenica 5 agosto scorso infatti, mi sono trovato ad argomentare, esattamente come voi, come sia necessario prendere posizioni chiare e, perché no, anche sbilanciate sull’argomento vaccinazione, al fine di evitare i troppi distinguo che hanno finito per mostrare il fianco ai sempre più numerosi mistificatori. Infatti non sono pochi gli individui con prole, dotati anche ti qualche neurone, caduti in balia della disinformazione fruibile via web.

    Intelletualmente sarei anche aperto alle argomentazioni sulla qualità e quantità dei vaccini, sulle necessarie economie di scala che il governo di una nazione deve tenere in considerazione, ponendosi come obiettivo prioritario quello di salvaguardare la salute di milioni di individui, etc…

    Troppo semplice liquidare la questione con argmentazioni più o meno fondate su complotti orditi da case farmaceutiche e meta-governi a danno della nostra salute e delle nostre tasche, se, proprio grazie a questi inquietanti “Moloch”, si ha la fortuna di vivere in una società dove il rischio di contrarre malattie un tempo mortali in età infantile e ridotto ai minimi termini.

    Per questo respingo con forza qualunque argomentazione che tenda ad insinuare anche il minimo dubbio al riguardo, e rifiuto di confrontarmi con coloro che usano le loro OPINIONI per mettere in pericolo secoli di progressi per l’umanità.

    A costoro auguro di rimanere sempre circondati da individui che non indugiando nell’iperuranio, come noi, li tengano al sicuro da pericoli che sembrano ancora sfugglre alla loro comprensione.

    In conclusione non ci sto a lasciare che uno sparuto drappello di scettici più o meno ignoranti, metta a rischio la sicurezza dei miei figli che, essendo vaccinati, tengono al riparo da infezioni anche i loro.

    Vi Abbraccio

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    1. Mezz’ora fa, caro Adriano, i giornali ci hanno raccontato che nel 2008 Matteo Salvini, che allora governava con Berlusconi, aveva votato un provvedimento sfacciatamente favorevole al Gruppo Benetton. Ora fa il paladino, mentre quell’oca giuliva di Di Maio vorrebbe smascherare chi favori gli imprenditori finiti oggi sotto attacco. Ora, ti chiedo, come possiamo fidarci di questi individui sui vaccini ma anche su argomenti meno impegnativi. Come si dice nella tua/nostra città: “Non babbiamu, vaia!!!”

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