Luca Morisi e Matteo Salvini. Inquilini dello stesso insieme.

È molto probabile che Luca Morisi, spin doctor di Matteo Salvini, ritenga di non essere direttamente responsabile di pensieri, parole e azioni di stampo fascista e razzista che stanno creando un clima pericoloso nel Paese, sdoganando comportamenti di cui solitamente ci si vergognava. Proprio questo è l’effetto più dirompente e velenoso, la normalizzazione della patologia sociale e la conseguente creazione di una cultura in cui il riprovevole diventa possibile.

Ma facciamo un passo indietro. Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un digital strategist, un ragazzo sui trent’anni che cura la comunicazione sui social di un particolare prodotto da forno. Alto, magrezza nervosa, lavoro unico argomento ammesso, molto caffè e insalata a pranzo, niente sigarette, capelli presenti ma rasati a zero, occhialini tondi, maglia a maniche lunghe color antracite, jeans e scarpa da tennis. Una figura di confine fra Steve Jobs e Salvatore Aranzulla, a cui mi accomunavano dieci ore da passare insieme a causa di una giornata formativa, che frequentavamo insieme.

Curiosa della sua competenza, la formatrice gli chiede di raccontarci in cosa consista il suo lavoro e di come quotidianamente se ne occupi. Reazione tra lusingato e scocciato, divinità importunata da una mosca, ma alla fine cede. Apre il suo portatile e comincia a parlare di ricerca organica, di indici di engagement, di programmazione dei post, di budget e di tutti quei termini che fanno parte del lessico di chi si occupa oggi di comunicazione. Il tono è impersonale, potrebbe parlare del suo prodotto da forno o della tragedia dei migranti, sarebbe la stessa cosa, i suoi occhi, che raramente incontrano quelli dei presenti, sembrano biglie vuote. Anche quando ti guarda nasce il dubbio che in realtà stia guardando un punto indefinito dietro di te. La baldanza che esibisce quando si tuffa dentro lo schermo, si smarrisce nel momento in cui è costretto a fare brevi incursioni nella realtà, popolata da interlocutori in carne e ossa.

Se dovessi immaginarmi Luca Morisi, la “mente” dietro il fenomeno social che ha fatto da terreno predisponente al successo elettorale di Matteo Salvini, immaginerei un ragazzo del genere, non importa se lo spin doctor del capo leghista sia più vicino ai 50 che ai 30. Insieme al suo assistito, passano da una provocazione disumana all’altra. Un giorno un tweet per chiudere i porti (perché pare che ora si chiudano così), un giorno una foto in spiaggia per fare simpatia, un giorno un messaggio di denuncia contro il clandestino che tenta di violentare una ragazza in stazione a Milano, funzionale solo a ricordare al Paese che la questione razzismo non esiste non certo a occuparsi in maniera seria del gravissimo problema della violenza contro le donne. Nel giorno della commemorazione della strage di Bologna, invece, zero tweet sull’argomento, giusto per dire da che parte stanno il capo e, fino a smentite, lo scrivano. Un ammiccamento ai presunti responsabili e al loro seguito, neri come la pece, che si muovono nel ventre del Paese e fanno da tessuto connettivo alla malattia montante. In realtà un tweet c’è stato quel giorno, che resterà nella storia, sul caldo africano contro cui non può fare niente. Come dire che della strage di Bologna oramai neri e simpatizzanti sono stufi.

Uno pensa al presidente dell’associazione parenti di quelle vittime, Paolo Bolognesi, e si riconcilia con l’umanità, anzi è sicuro che guariremo solo andando da quella parte. Capitano e sottoposto passeranno presto, la lezione dei parenti delle vittime, rimarrà a lungo.

In coda ai cinguettii decine di risposte dei suoi fan, che scalano rapidamente e con naturalezza le vette del disgusto. Scrivere nefandezze davanti a uno schermo è incredibilmente facile, se poi c’è il lasciapassare del ministro dell’Interno, meglio.

È un successo, nelle urne e fuori. Luca Morisi è bravissimo, mi chiedo se è padre e che mondo sogni per i suoi figli, ma forse non sogna. Legge le paure della gente comune, le trasforma in risentimento, usando l’acceleratore della rete per confezionare l’immagine di un Paese ormai in totale luna di miele con il “suo” Capitano. Luca Morisi fatica a capire, chissà se possiede i recettori, che su ogni nave lasciata a vagare nel Mediterraneo ci sono uomini, donne e bambini stremati, creature tridimensionali, che non fanno parte del suo mondo bidimensionale, l’unico che sembra conoscere, dove non si sanguina, non si soffre, non si vive e dove l’effrazione dei diritti altrui sembra un gioco a costo zero. Ci sarà un tempo in cui qualcuno sarà chiamato a rispondere, accadrà, ne sono certo.

Questo infaticabile incursore della sensibilità altrui, sul proprio profilo twitter si presenta così: “Digital philosopher. Social-megafono, mi occupo quasi 24×7 della comunicazione per il Capitano“.
Ecco, forse gli farebbe bene tirare un po’ il fiato e cominciare lavorare 8×5. Potrebbe finalmente alzare gli occhi dallo schermo e guardarsi intorno, farsi venire il dubbio che nel mondo ci sia più complessità di quanta ce ne possa stare in miliardi di tweet. La vita è altro, tanto altro. Presto potrebbe accorgersi che non l’ha vissuta e che di certo non passerà alla cronaca come un benemerito. Qualche anno fa uno psicologo siciliano aveva fatto da consulente per la campagna elettorale di Totò Cuffaro. In fondo era lavoro, la scusa è sempre quella. Sappiamo com’è andata a finire. Mi chiedo se quel professionista possa considerarsi innocente. Io penso di no, anzi ne sono sicuro.

 

Luciano Barrilà

Autore: Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.

5 pensieri riguardo “Luca Morisi e Matteo Salvini. Inquilini dello stesso insieme.”

  1. Che i problemi della società attuale siano molto complessi e ci trovano assolutamente impreparati è ormai strachiaro. Quello che non è chiaro, però, come individuare le strade da percorrere per cercare di raddrizzare il timone magari partendo dal piccolo e arrivare a scale maggiori. Per esempio, a livello politico, quali potrebbero essere le scelte dell’elettore medio, per esempio di sinistra, che l’ultima volta ha dato il suo consenso a Lega o M5S solo per mandare un segnale? Come reagire di fronte a questa miseria, pochezza intellettuale, scarsità di valori che contraddistingue tutta la classe politica? Quale è la vostra idea al riguardo?

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    1. Buonasera Vittorio,
      le questioni che pone sono importanti, a riguardo ho molte domande e poche certezze.

      L’esplosione di M5S e Lega e il travaso di voti provenienti dal centrosinistra sono indubbiamente conseguenza anche di tanti errori fatti da chi quell’elettorato doveva rappresentare. Vedo molta confusione e ho il timore che la ricostruzione di un’area progressista capace di essere attrattiva possa rivelarsi un percorso molto lungo. Troppo, se pensiamo alla situazione emergenziale in cui ci troviamo.
      Certo, questo lo voglio dire molto chiaramente, dal riconoscere gli errori e dalla difficoltà a sentirsi rappresentati il salto fino a votare i due partiti di cui sopra mi sembra enorme e, per quanto mi riguarda, inaccettabile. Ci siamo inflitti qualcosa di troppo pericoloso e troppo grave.

      Detto questo, e proprio perché immagino tempi lunghi, penso che una possibile soluzione sia proprio quella di partire dalle relazioni umane che ci circondano. Può sembrare una risposta da libro Cuore, ma credo che abbiamo tutti bisogno di scollegarci un po’ dai social network, uscire da quel rumore di fondo che sembra soverchiante e tornare a parlarci faccia a faccia, affrontando le questioni con gli spazi e i tempi che meritano.
      I social network esigono e premiano una sintesi assolutamente incompatibile con la complessità del mondo e dei suoi problemi, la stortura da correggere sta proprio nel fatto che l’abitudine ci sta portando a credere che tutto sia risolvibile in due righe, che ogni questione sia in realtà facilmente sbrogliabile. Da qui a ritenere che essendo tutto facile allora tutti possano occuparsi di tutto, anche senza competenze particolari, il passaggio è automatico (e l’affaire vaccini è lì a dimostrarlo).

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  2. Caro Vittorio, è preliminare ad ogni ragionamento uscire dagli antri micidiali in cui siamo stati precipitati, da persone mentalmente disturbate, che non amano il mondo ma ne determinano l’accadere. Si tratta di drop out, che non riescono neppure a guardarti in faccia nell’arena tridimensionale ma si esaltano nel mondo parallelo del web, dove non c’è l’obbligo della relazione e neppure della prova, basta la suggestione. Si comportano come se fossero alle prese con un videogame, esultano come bambini quando i loro clienti salgono di un punto nei sondaggi, a prescindere dalle intenzioni di costoro.
    L’articolo di Luciano pone una questione fondamentale, si chiede, dandosi una risposta che condivido, se esiste indipendenza etica tra chi rapina una banca e chi disegna la mappa per la fuga. Lungi da me impiantare paralleli esagerati, ma ricordo che nel corso del processo che subì a Gerusalemme, Adolf Eichmann si difese sostenendo che lui con l’olocausto non c’entrava nulla, che il suo compito era “solo” noleggiare treni e organizzare viaggi. Il processo è arrivato a conclusioni opposte e l’imputato è finito al patibolo.
    Luca Morisi tradisce la nostra umanità, l’unica differenza con il suo committente è che quest’ultimo si espone mentre lui, conformemente al comportamento di questi fantasmi, spara cannonate pensando che non esista il dolore.
    Quanto alle sue domande, tra qualche giorno pubblicherò un post in cui mi rivolgo proprio agli elettori dei 5 Stelle, che non si possono più nascondere dietro la mediocrità dei predecessori, stanno accadendo delle cose gravissime, che sottendono visioni dell’uomo pericolose, e devono prendere posizione, altrimenti ad ogni morto per naufragio o per follie antiscientifiche, come quella legata ai vaccini, si dovranno sentire pienamente responsabili.
    Un caro saluto.

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  3. Credo che sia fondamentale stabilire tre legami fondamentali che si sono attualmente spezzati: il legame con la realtà, perché non è possibile ignorare quello che sta accadendo ai migranti e alla situazione dei vaccini, e che sono solo due punte di un iceberg che va ben più in profondità; il legame con le altre persone, perché ho sentito frasi aberranti sostenere di lasciare persone in mezzo al mare “per far capire all’Europa”, come se la vita e la morte di essere umani potessero essere usate come grimaldello in Europa per ottenere una diversa gestione dei flussi migratori; il legame con le istituzioni: tocchiamo spesso il tema del fascismo semplicemente perché chi è al potere oggi è convinto di essere lo Stato (con la maiuscola), mentre sono solo una delle istituzioni che devo necessariamente stare nel solco della Costituzione e delle leggi, mentre qui con la scusa del popolo che ha votato ed eletto (due minoranze, insieme un po’ meno perdenti degli altri) si crede di poter fare qualsiasi cosa per mandato divino.
    E qui arriviamo all’estrema pericolosità di Luca Morisi, l’uomo “qualunque” che non si rende conto di plasmare attivamente – per conto terzi – una parte della popolazione, che poi viene usata come unico metro di giudizio insindacabile per giustificare azioni a dir poco riprovevoli.
    È un circolo vizioso che da solo non ha alcun freno: è necessario ripristinare i legami fondamentali e vedere con occhio critico, come evidenziato nell’articolo, le cause attive di questa situazione.

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    1. Il problema, caro Mattia, è che le personalità formatesi senza relazioni situate, potrebbero essere la causa di guai ancora più grossi di quello che stiamo commentando. Temo che la degenerazione sia solo all’inizio.
      Luca Morisi è un frammento, in tutti i sensi, ma la cultura che lo genera è pericolosa, anzi la pretesa che lo genera è pericolosa, perché si fonda sull’idea di “raccontare” modellando i fatti in maniera più o meno sfacciata, rimanendo nascosti dietro ad uno schermo, lavorando in maniera perfida e deliberata su paure ed emozioni. Modalità distruttive, che bisogna trovare il modo di superare, educando meglio ma anche legiferando meglio, su un tema sfuggente ma decisivo.

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