Perché il digitale premia gli invasati, rovinandoci

Il modo migliore per spiegare fenomeni che appaiono irragionevoli, consiste nell’osservare le piccole cose, perché nelle loro pieghe vi sono giacimenti di risposte, che tuttavia sono invisibili agli invasati. Costoro, infatti, non pensano e non osservano, le rare volte che capita loro di farlo, non vedono o, peggio ancora, vedono quello che vogliono vedere, sono posseduti da verità preventive che seguono il profilo delle loro paure, dei loro fallimenti, a cui cercano di sfuggire infilandosi in pericolose dimensioni parallele. Non è un caso che nelle loro file abbondino seguaci di medicine alternative, ufologi, millenaristi, negazionisti, nemici della scienza e di tutto ciò che parla di realtà, con ciò sembrano avere un conto aperto.  Del resto, se non fosse così, non sarebbero degli invasati.

Nei giorni scorsi avevo comprato delle caramelle presso una catena italiana, attingendo da un espositore dove campeggiava la scritta “senza zucchero”, come confermavano sia l’etichetta sulla confezione sia lo scontrino. Tuttavia, una volta a casa mi sono accorto che il prodotto non era affatto senza zucchero, anzi ne conteneva una dose piuttosto elevata, era scritto nella scheda degli ingredienti, che colpevolmente non avevo letto, fidando nelle indicazioni precedenti.

A questo punto, immaginate che il sottoscritto fosse stato un seguace del M5S o del suo alleato fascista, due soggetti politici che utilizzano il web in modo manipolatorio, puntando diritto sulle fragili difese degli invasati, nelle quali penetrano come coltelli nel burro. In questo caso mi sarei comportato secondo una metrica consolidata. Avrei paranoicamente cominciato ad attaccare il negozio, anzi l’intera catena, dichiarandomi certo che questi episodi non fossero conseguenze di una svista in buona fede, bensì di precise strategie aziendali, che in modo ingannevole cercavano di smaltire prodotti invendibili. Ne sarebbe seguito un dibattito manicomiale, fondato sulle turbe mentali dei commentatori. Alla fine, tutti insieme, avremmo deciso di non entrare più in quei negozi e di fare girare la notizia sul web, per salvare quanti più ignari possibile. Gli invasati si sentono spesso investiti di una missione, che nessuno sembra avere affidato loro.

Questo è il modo in cui generalmente funziona il contagio sulla rete, quale che sia il tema in discussione o il suo grado di veridicità, se poi all’origine della narrazione vi sono individui abili a sfruttare le crepe aperte nell’animo degli uomini, facendoli sentire accompagnati, riconosciuti, coccolati, come sanno fare i prestigiatori della comunicazione immateriale, allora si realizza un salto di scala e si può annientare un intero sistema sociale. Succede in tutti i sistemi totalitari.

Per dare al lettore l’idea di come agisce una persona ragionevole, non invasata e indisponibile a bersi il cervello dietro alcuni falliti che giocano con le emozioni dei cittadini, vi racconto come mi sono comportato.

Ho provato a mettermi in contatto con l’azienda, dopo un quarto d’ora di messaggi automatici mi sono concesso una pausa. Avevo in animo di informare gli addetti dei potenziali pericoli di quella svista, non volevo colpire qualcuno ma tutelare dei cittadini. Il paranoico invasato avrebbe visto nel silenzio degli addetti un indizio, una conferma delle proprie tesi complottiste, ritenendo evidente che il centralino era stato disattivato di proposito. Io, invece, avevo pensato che forse gli addetti erano tutti occupati.

L’indomani ho riprovato, sono stato subito ascoltato, con interesse ed estrema gentilezza. Avevo spiegato l’equivoco, precisando che forse sarebbe stato meglio cambiare il cartello, perché se una mamma avesse dato una di quelle caramelle a un bambino diabetico, ritenendole senza zucchero, sarebbe potuto succedere un guaio. L’addetto si era scusato e mi aveva rassicurato circa l’immediata sistemazione dell’errore, che era ciò a cui ero maggiormente interessato. Caso chiuso.

Le differenze tra il sottoscritto e un invasato, sono le seguenti.

Uno. Io non penso costantemente che il mondo sia popolato di farabutti che progettano notte e giorno di danneggiare il prossimo. Certo, ci sono anche quelli, ma credo di essere certo che le persone in buonafede siano la maggioranza. Se non fosse così, dovremmo sperare in un meteorite distruttore.

Due. A differenza dei bambini e degli invasati, credo che le cose possano anche accadere per caso. Se una porta si chiude da sola, non mi viene in mente che vi sono dei fantasmi in azione, semmai penso a un colpo di vento o a una causa meccanica accidentale.

Tre. Il mio interesse era indirizzato alle eventuali vittime dell’errore e agli stessi dipendenti, forse caduti di un eccesso di confidenza cha a qualcuno sarebbe potuto costare il posto di lavoro. Non avevo in animo di aprire un caso e neppure di buttare nella mischia tutte le frustrazioni della mia vita.

Sulle piste del web anche un amputato può vincere i 100 metri, battendo il record del mondo, questo glielo possiamo concedere, tutti abbiamo diritto di sognare, ma il gioco diventa pericoloso se consentiamo a chi è stato smentito dalla realtà, di concedersi una seconda vita sul web, soprattutto se tra i suoi deliri è incluso quello di potersi occupare di una comunità di sessanta milioni di abitanti, soltanto perché è arrabbiato, come se bastasse questo titolo. La politica dovrebbero farla i migliori, non quelli che cercano l’occasione della vita.

L’esistenza del grande ballerino Vaslav Nijinsky fu sfigurata dalla schizofrenia, nei suoi diari c’è anche, tra le altre, la pretesa di parlare con Dio, per “spiegargli”, mai però osò pensare di potere guidare il suo paese. Sapeva, almeno lui, di essere solo un ballerino.

 

Domenico Barrilà

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