Senza compassione si torna nelle caverne

Nei giorni scorsi, approfittando di un’ora libera, sono uscito dal mio studio e mi sono diretto al centro commerciale, che dista 300 metri. Dovevo comperare i sacchetti che utilizziamo per la raccolta degli escrementi dei nostri cani.

A metà del percorso mi sono imbattuto in una signora che conosco, la cui figlia vive con un uomo che la maltratta, è stato denunciato ma poi la ragazza si è rifiutata di testimoniare, a causa di quelle frequenti e irrazionali complicità tra carnefice e vittima. Mentre parlavo con la signora, sopraggiungeva una donna, spingeva la carrozzina del figlio trentacinquenne, nato con gravi danni cerebrali. L’unico aiuto di questa mamma era il marito, ma pochi anni fa è morto di cancro, lasciandole un compito improbo per il resto della vita. Una breve chiacchierata anche con lei, giusto il tempo di sentirmi un privilegiato.

Dopo avere salutato le due signore e portata a termine la mia commissione, sulla strada del ritorno un’anziana, che abita nel cortile dov’è collocato il mio studio, si è messa a raccontarmi di essere stata appena operata, ed è la terza volta, di cancro al seno. Vive con l’unica figlia, nubile, che lavora e non sempre può tenerle compagnia.

Sono stato fuori dal mio studio per appena 40 minuti, intercettando, senza particolare fatica, tre frammenti di normalità, non diversa da quella che tocca ciascuno di noi e che la politica non vede mai, nemmeno per caso. Non è una giornata particolare, siamo circondati da persone sole, di una solitudine che non è sempre e solo fisica. Nessuna di quelle persone voleva lamentarsi della propria condizione, desideravano solo parlare e, possibilmente, essere ascoltate, esattamente come ciascuno di noi.

Persone che alla politica chiedono di essere accompagnate col verbo “stare” ma vengono approcciate coi verbi “tweettare” e “postare”, che non sfiorano nemmeno la vita reale ma in compenso sfornano politici nuovi a getto continuo, bruciandoli però in fretta. Sono abili a rivolgersi alle fragilità dei cittadini e su di esse costruire imperi effimeri, che poi verranno conquistati dal prossimo tiranno o guitto politico-digitale, che attaccherà le nostre difese, alimentando segrete fobie, a cominciare da quelle che scaturiscono dalla remota natura territoriale di tutti noi.

Oggi a questo siamo arrivati ma non sappiamo quale prezzo pagheremo e quanto tempo impiegheremo per uscirne da questa illogica lotteria. L’unica certezza è che il nostro paese sembra peggio, molto peggio, di quanto osassimo temere.

Eleggere un nazista, infatti, non significa solo mandare al governo un nazista, bensì risvegliare, sentendosi riconosciuti, quei mostri che si agitano nelle profondità di tutti noi, anche di chi non sapeva di ospitarli. Gli stessi mostri che la civiltà della ragione tiene a bada, ma che sono sempre pronti a sollevarsi in massa, travolgendo tutto ciò che incontrano sul cammino, quando il nazista, che credevamo solo un folcloristico pupazzo, comincia a prendere al laccio l’inconscio del ragioniere o del pensionato, preventivamente e sapientemente terrorizzati.

Stiamo attenti, sta accadendo l’impensabile, non solo perché comici bipolari, attori bellocci e nazionalisti, cantanti gonfie di botulino, presentatrici che non dimenticano mai a casa il rosario ma detestano i neri in nome di Cristo, si sono genuflessi davanti al nuovo mostro che ci fa vergognare di noi, ma soprattutto perché l’adesione al verbo della violenza cresce di giorno in giorno e, per la prima volta dopo la nascita della Costituzione, ci fa temere che si sia rotto qualcosa di serio. Nemmeno negli anni di piombo eravamo giunti a pensare questo, nemmeno durante il surreale ventennio berlusconiano, perché sapevamo che alla fine gli anticorpi ci avrebbero aiutato a limitare i danni. Oggi, invece, si avverte distintamente che il messaggio è andato a segno, facendo un pericoloso salto di scala, esattamente come negli anni Venti in Italia e negli anni Trenta in Germania, si è creato il nemico, il diverso che ti vuole portare via la tua “roba”, la tua terra, la tua casa, il tuo lavoro. Mettere in subbuglio l’istinto territoriale e come aprire un barile pieno di virus sconosciuti.

Ci si è inventati delle vittime sacrificali, verso cui spostare lo sguardo dell’elettorato, sovra-eccitandolo, così da fargli dimenticare che i problemi sono altri, ma soprattutto che il tiranno non è in grado di risolverli.

Domenico Barrilà

Ps.

Mi chiedo se il padre dell’attuale ministro degli interni abbia mai regalato un’effusione al figlio. A occhio e croce non sembrerebbe.
Lo avrebbe aiutato a munirsi dell’umanità di cui è privo, una carenza che potrebbero pagare degli innocenti. Il comico, garante del brodo primordiale, difende il predetto ministro, sostenendo che “fa le cose”. È l’argomento usato dai vecchi nostalgici del fascismo, riferendosi al duce, senza precisare se faceva quelle giuste. Neppure qui, a occhio e croce, si direbbe. Anche il rapinatore fa le cose, anche il pedofilo, persino lo spacciatore e, purtroppo, anche il ministro dell’interno. Ne fa tante, troppe, mai quelle giuste.

4 pensieri riguardo “Senza compassione si torna nelle caverne”

  1. Di norma ,ormai da tempo ,negli articoli scritti, le “previsioni” derivanti da punti di vista della realtà quotidiana politica sono state azzeccate. Se esiste questo scenario è dovuto a scenari precedenti che si sono verificati vere pagliacciate ;purtroppo in politica vedo che per galleggiare se non sei al potere devi metterti contro e creare nella testa delle masse di gente delle bolle , più o meno veritiere che si va al governo “bisogna mantenere le promesse”…. Come dire… “non è tutta colpa sua”!!!!

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  2. Leggendo le sue pagine sorrido amaramente nel constatare che mi trovo molto in sintonia con il suo pensiero e la mia stima nei sui confronti è immutata da, ormai, quasi vent’anni. 😀 Sono spaventata dalla situazione in cui ci troviamo e mi sento impotente. Tante persone ragionano sempre meno con mente critica, la nostra attenzione è sempre più spinta verso cose futili e la scuola perde costantemente la sua funzione educativa. Questo è quanto sto percependo 😦

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    1. Più che spaventarci, cara Monica, dovremmo reagire. Ci sono tanti modi per farlo, il più elementare è tenere alta l’attenzione perché solo dall’attenzione ci permette di vedere e quindi di agire. Il mondo tende al disordine, è una legge della fisica, sarà sempre così, non possiamo farci nulla, solo opporci. Che non è poco, credimi. Ciao e ben ritrovata.

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