La politica digitale inganna la realtà. Che poi si vendica.

Giovanni, che aveva 20 anni e frequentava un gruppo di ragazzi di cui mi occupavo, raccontava di essere stato chitarrista in una band. Poi qualcuno, stufo delle sue vanterie, gli mise in mano una chitarra, lui la guardò come si guarda un alieno e la restituì, dicendo di non essere particolarmente ispirato.

I politici degli ultimi anni somigliano a Giovanni.

Mentitori compulsivi, che attraverso un uso spregiudicato della comunicazione digitale sono riusciti a mettere fuori servizio le antenne dei cittadini. Lo aveva già fatto Silvio Berlusconi con le sue televisioni, con esiti rovinosi per il paese. Ora siamo scivolati in una china assai più pericolosa, spacciata per democrazia della rete, un sistema di scatole oscure dove il potere decisionale viene esercitato da pochi, usando come benzina le frustrazioni personali dei seguaci, levatrici di risposte irrazionali, virulente, raramente pro sociali.

Attraverso questa via, tanto per cominciare, si è consumata la dissoluzione della sinistra, resa fragile dalle intemperanze dell’intellighenzia più radicale ma soprattutto dalle colpe gravissime di un leader immaturo, giunto alla guida del Pd attraverso un abile “monoideismo”, rottamazione, che nella palude digitale si è esaltato, distruggendo però il suo stesso partito.

La conseguenza logica è l’attuale governo di estrema destra, issatosi al potere sfruttando in maniera manipolatoria due bisogni emergenziali. Da una parte, la drammatica disoccupazione del Meridione, letteralmente comprato con la promessa del reddito di cittadinanza. Dall’altra, la pericolosa paura del diverso, sapientemente alimentata da una delle figure più inquietanti mai apparse sullo scenario politico nazionale, il cui potenziale di lesività è ancora da scoprire.

Adesso abbiamo un premier che dichiara di avere “cuore a sinistra”, ma presiede una compagine dove non mancano razzisti, omofobi, integralisti e una ministra che non imporrà i vaccini ma cercherà di “persuadere” i riottosi. Una specie di Maria Montessori della Sanità, che gratifica la pancia dell’elettorato amante delle sanguisughe e dei decotti, padrone e signore del Web, esponendo bambini innocenti, troppo piccoli per vaccinarsi, agli squilibri mentali di chi odia la scienza ma impazzisce per Dulcamara. Se funziona, il metodo sarà esteso alla conversione degli evasori e degli scafisti. Bastano una buona parola e qualche milione di like, si fa in un attimo.

Magari si utilizzerà l’arma della persuasione digitale per spiegare al ministro della famiglia Lorenzo Fontana che non può imporre il proprio credo a tutti i cittadini, ma deve limitarsi ad agire affinché ciascuno si senta interpretato. Sarebbe carino sapere dal medesimo cosa intende per “essere cattolico”, perché francamente non ce lo vedo Gesù Cristo militare nella Lega, partito razzista e individualista. Purtroppo, è stata proprio l’interpretazione stravagante del cattolicesimo da parte di persone come il neo ministro, ad ammazzare il cristianesimo, asservendolo a istanze ideologiche e violente. Affermare di essere “attaccato perché cattolico”, è un autentico delirio di persecuzione. Persone cattoliche per davvero, come il cardinale Carlo Maria Martini, erano ammirate e rispettate.

Talune affermazioni avventate, affette da quella patologia della religione che si chiama integralismo, rappresentano esattamente il contrario dei principi evangelici. Una religione sana avvicina, quella che possiede il cuore tenebroso del ministro allontana, crea conflitto, risentimento.

Sappiamo bene che l’aborto rappresenta una vera tragedia, per chi parte e per le donne che rimangono, è noto che le politiche familiari in Italia sono penose, ma questo non centra con l’omosessualità, con le famiglie arcobaleno, con i metodi procreativi, con il diritto di amare come si crede, materie troppo delicate perché possano occuparsene individui fobici, che misurano bisogni fondamentali delle persone con gli angusti confini della propria sensibilità, misero sottoinsieme del mirabile spettacolo dell’umanità.

Ecco, tutto questo è un regalo della schizofrenica politica digitale, dove l’istinto, dopo avere ceduto per millenni alla ragione, riprende fiato, ma presto l’immateriale diventerà tridimensionale e bisognerà farci i conti.

La realtà è paziente, spesso subisce in silenzio ma alla fine presenta il conto, oltre che ai razzisti e agli integralisti, anche ai comici che per combattere psiconani creano e arringano pericolose psicosette, nel cui dibattito non manca proprio nulla, se non il misuratore della salute mentale. Lo spirito critico.

Domenico Barrilà

Un pensiero su “La politica digitale inganna la realtà. Che poi si vendica.

  1. Silvia Tresoldi ha detto:

    Purtroppo la tecnologia, anche se ha facilitato le comunicazioni e molte tipologie di lavoro, ha apportato notevoli cambiamenti a tutti i livelli della realtà: non solo a livello della singola persona, della famiglia, ma anche nel quadro generale della politica. I social network e più in generale uno smartphone, sono facili da usare (per poter utilizzare un computer bisogna avere maggiori competenze) anche per chi non ne sa molto. Tramite i social é facile esprimere il proprio ideale politico ottenendo così notevole consenso, che non proviene però da una riflessione critica soggettiva ma è pilotato (fa leva su alcuni bisogni che stuzzicano la gente per avvicinarli a sè). Con i social è facile raggiungere il pubblico e farselo amico (la propaganda politica ha sempre
    cercato di ottenere consenso, ancora di più oggi
    si attiva in ciò). Si ha così un impiego non di certo costruttivo del pensiero, il quale deve essere nutrito da informazioni giuste per poter poi essere esercitato. Erano forse migliori le occasioni, nel mondo greco-romano, in cui in “circoli filosofici,” si discuteva di temi importanti, oppure i caffè letterari illuministi? Non lo potremo sapere mai, ma quanto sta accadendo mi induce a rispondere positivamente a questa domanda.

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