La morte si è nascosta

In generale non sono un amante dei festeggiamenti, compresi quelli per la laurea, sebbene comprenda chi la pensa diversamente, in fondo la laurea è il culmine di un percorso che può essere anche molto faticoso.
Fortuna vuole che io sia circondato da persone più sagge di me e che per festeggiare la mia laurea, in un tiepido pomeriggio di qualche anno fa, queste persone siano riuscite a portarmi in un piccolo bar vicino all’università e al luogo in cui lavoro. Una delle ragazze che serviva ai tavoli doveva tenere particolarmente alla mia laurea, perché, mentre aprivo il famoso spumante, aveva pensato bene di compensare l’impossibilità di sparare i fuochi d’artificio all’interno di un luogo chiuso facendo suonare l’allarme del locale.
Un simpatico imprevisto, trasformatosi in un ricordo carico di malinconia. Oggi quella ragazza non c’è più, se n’è andata a trent’anni, al suo posto c’è il vuoto che vedo negli occhi della madre e di chi viveva e lavorava accanto a lei.

Recentemente, come conseguenza di un percorso casuale, mi sono ritrovato sul profilo Facebook di quella ragazza, di cui ora conosco anche nome e cognome.
Sono rimasto prima stranito poi commosso dalla quantità di persone che scrivono sulla sua bacheca per ricordarla, condividere foto di fiori, raccontare momenti di vita felici o meno, come sei lei potesse in qualche modo se non rispondere almeno raccogliere quelle parole. Qualcuno “le mostra” le foto di suo figlio, come a dirle “tranquilla, ce ne stiamo prendendo cura noi”, qualcuno la ringrazia per averle mandato una bella giornata. Non è niente di diverso da quello che facciamo quando andiamo al cimitero, eppure nella similarità del gesto le differenze sono enormi, prima di tutto il fatto che al cimitero nessuno ci va più e non posso fare a meno di domandarmi quanto questa straordinaria manifestazione di vicinanza (verso di lei) e di comunanza (tra gli scriventi) sia resa possibile dalla facilità del gesto. La testiera è a portata di mano, fosse necessario “fare la fatica” di recarsi al cimitero per portarle quelle immagini e quelle parole, forse la maggioranza rinuncerebbe.

Si dice che la morte oggi sia diventata un tabù, un argomento evitato con determinata ostinazione o esorcizzato con gesti che chiamiamo scongiuri. È vero, di morte si parla pochissimo (dei morti, invece, si parla molto, spesso per esigenze di spettacolo), ne parliamo pochissimo tra noi “adulti”, ne parliamo pochissimo ai bambini e quando lo facciamo usiamo strane circonlocuzioni, con effetti sullo sviluppo delle più disparate fobie che sarebbe interessante approfondire. I cimiteri sono luoghi evitati non solo fisicamente, ma anche nel pensiero e nella parola, i social network hanno portato un salto di scala nel processo di sostituzione della vita, a volte bella, a volte brutta, a volte entusiasmante, molto spesso noiosa e routinaria, nella sua caricatura, una frenetica vitalità indirizzata non si sa bene dove, certamente utile a distogliere il pensiero dalla nostra destinazione ultima.

Eppure, vicende come quella della ragazza scomparsa prematuramente, mi fanno pensare che gli argomenti, quando sono come in questo caso ineludibili, scavino comunque la loro strada sottotraccia, come acqua che cammina tra le rocce sotto terra, per uscire poi all’aperto in luoghi e con modi imprevedibili.
Domandarsi se ciò che sta accadendo sulla quella bacheca sia normale o meno, sano o meno, utile o meno, rischia allora di diventare un esercizio di stile, lontano dal nodo fondamentale, ovvero la necessità espressa da ognuna di quelle persone di ricordare, e di farlo insieme, una ragazza che nei suoi trent’anni è stata per persone diverse barista, amica, sorella, figlia, moglie, mamma.

Dal canto mio partecipo alla memoria ogni volta che passo davanti a quel bar, ogni volta ripenso a quel pomeriggio di festa, quell’allarme che ci aveva strappato un sorriso, e mi sento grato per quel regalo inatteso.

 

Immagine di apertura di David Martin Jr.

2 pensieri su “La morte si è nascosta

  1. mattiacoti ha detto:

    Ciao Luciano,
    Grazie per la tua riflessione, che condivido.
    Temo l’uso che i social network possano fare, tra non molto, della morte; personalmente trovo agghiaccianti gli stati di Facebook: “in una relazione stabile”, “single”, ecc. Tra non molto credo che vedremo un “deceduto”, uno stato virtuale a uso e consumo dei dati, a pieno discapito delle persone.
    Il tuo ricordo e il tuo gesto tengono viva questa ragazza e soprattutto la rendono ancora umana.
    Ciao.

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  2. Luciano Barrilà ha detto:

    Ciao Mattia,
    grazie per il tuo commento!

    Sollevi una questione interessante, quale destino avranno i dati una volta che i legittimi proprietari non ci saranno più?
    Siamo davvero all’inizio di questa “era dei dati”, ci muoviamo un po’ a tentoni in una specie di Far West pieno di minatori che scavano in giacimenti a cielo aperto in un contesto quasi completamente privo di regolamentazione.
    Per il momento l’impressione è che la realtà corra molto più veloce della riflessione teorica e degli strumenti giuridici, ma sono ottimisticamente convinto che il tempo e le occasioni per ribaltare gli equilibri non manchino.

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