Stiamo hungry, stiamo calmi

David Foster Wallace è considerato uno degli autori più importanti della letteratura americana del secondo dopoguerra e Infinite Jest il suo capolavoro.
Nelle mille pagine abbondanti, e fittissime, che lo compongono si racconta di una società futura in cui anche gli anni sono sponsorizzati dalle multinazionali.

Non so esattamente perché, ma è proprio Infinite Jest che mi è venuto in mente quando, sfogliando un quotidiano mentre bevevo un cappuccino al bar, mi sono imbattuto nella pubblicità di un istituto milanese, una scuola secondaria laica paritaria, per dirla con parole loro, che invitava le famiglie agli open day programmati per l’autunno.

Non ho figli né figli di conoscenti in età utile, quindi sarei passato rapidamente oltre se non fosse che in cima alla pagina campeggiava un logo che conoscevo bene, accompagnato da una dicitura che invece non avevo mai visto.

apple distinguished school

Ho guardato un paio di volte, a metà tra l’incredulo e lo stupito, dapprima cercando di capire se la mela morsicata non fosse rimasta impressa per il contatto con la pagina adiacente, trasferita magari da un articolo in cui si riportava nel dettaglio la presentazione dei nuovi iPhone, ma poi la dicitura che accompagnava il logo di Apple mi ha subito riportato alla realtà dei fatti, alla consapevolezza che tutto era esattamente dove effettivamente sembrava essere.

Sono corso allora sul sito Apple in cerca di una qualche spiegazione e l’ho trovata sotto forma di un documento che presentava l’iniziativa, così:

Gli istituti che hanno ricevuto il riconoscimento Apple Distinguished School sono tra i più innovativi al mondo. Sono centri di prestigio ed eccellenza nella didattica, che incarnano la nostra idea di ambiente di apprendimento esemplare. Usano i prodotti Apple per ispirare gli studenti a essere creativi, aiutandoli a sviluppare capacità di collaborazione e pensiero critico. I dirigenti dei nostri istituti certificati si impegnano per offrire un ambiente che stimoli la voglia di imparare e la curiosità dei ragazzi, garantendo un’esperienza su misura per ogni studente grazie alle tecnologie Apple. I nostri istituti certificati sono modelli di innovazione nell’istruzione.

Un po’ pomposo, sembra la Montessori reinterpretata da Michael Bay, ma tutto sommato vedo qui e là parole che mi piacciono: ambiente, apprendimento, creatività, collaborazione, pensiero critico, curiosità. Mi sarebbe piaciuto frequentare una scuola del genere!

Procedo nella lettura del documento e leggo un paio di frasi che si mangiano subito l’apertura di credito che avevo ottimisticamente concesso:

Durante i due anni di validità del riconoscimento, le Apple Distinguished School condividono apertamente con altri insegnanti i successi ottenuti pubblicando le loro storie.

I dirigenti d’istituto descrivono in un libro Multi-Touch come i propri insegnanti e studenti usano i prodotti e i servizi Apple a sostegno dell’innovazione continua nell’apprendimento, nell’insegnamento e nell’ambiente didattico.

Di fatto le scuole che vogliono partecipare hanno l’obbligo di produrre materiale pubblicitario per l’iniziativa e, va da sé, per l’azienda cui fa capo.

Seguono a ruota quelli che Apple definisce i vantaggi dell’iniziativa:

  • Targa e banner che riconoscono lo stato di Apple Distinguished School
  • Logo del programma da usare sul sito web e sui materiali cartacei
  • Lettera di congratulazioni da parte di Apple
  • Modello di comunicato stampa da diffondere a livello locale
  • Possibilità di essere inseriti nelle comunicazioni Apple
  • Opportunità per i dirigenti d’istituto di confrontarsi con esperti e di collaborare con colleghi
  • Opportunità di partecipare a gite presso gli Apple Store della zona (ove disponibili)

Mi fanno l’effetto dei premi di qualche concorso aziendale d’epoca fantozziana, l’apoteosi raggiunta dalla opportunità di partecipare a gite presso gli Apple Store della zona, un esercizio commerciale (perché di questo si tratta, nonostante l’arroganza dietro la recente mossa di rinominare gli Store in Town Square) messo sullo stesso piano di un museo, una città d’arte, un parco naturale, un laboratorio didattico. Soprattutto, questioni pedagogiche non pervenute e uno straordinario giro di parole che pretende di attribuire alla scuola una serie di vantaggi che nei fatti tornano tutti ad Apple sotto forma di pubblicità e clientela.

La situazione, però, è alla fine molto semplice: Apple è un’azienda, come tutte le aziende vive di profitti, nel suo caso la creazione di un culto fa parte delle strategie commerciali e, per quanto mi riguarda, potrebbe anche proporre la sostituzione del crocifisso nelle aule con la foto di Steve Jobs.

La cosa grave di tutta la vicenda è che una scuola, che non dovrebbe essere un allevamento di consumatori in batteria, senta di dover utilizzare iniziative come questa come elemento distintivo e qualificante.

Non sono un luddista, Correre Pensando è nato dalla mia passione per la tecnologia. Mi sembra superfluo doverlo esplicitare, ma mi rendo conto di trovarmi a ripeterlo sempre più spesso, soprattutto a me stesso.

Penso a David Foster Wallace, penso agli anni sponsorizzati del suo romanzo. Penso alla (mitica) pubblicità del primo Machintosh, in cui il computer ideato da Steve Wozniak e Steve Jobs prometteva di rendere il 1984 diverso dal 1984 immaginato da Orwell. Sono passati più di trent’anni da allora e la realtà sembra voler fare di tutto per dimostrarsi più fantasiosa di qualunque distopia.

Immagine di apertura di JJ Thompson

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