Tre domande a…Mario Danesi

Tre domande a…serve a uscire dal blog, a impedirgli di diventare semplicemente il punto di vista dei titolari.
Ci siamo detti che ci servivano pensieri pensati da altri, persone che come noi sono state investite dal digitale mentre abitavano un mondo diverso. Vogliamo capire come quest’ospite invadente è entrato nella loro vita e nel loro lavoro, nella loro arte e nella loro scrittura, quali corde tocca e cosa promette per il futuro.

L’ospite di questa settimana è Mario Danesi, enologo, titolare della cantina San Michele e vice presidente del Consorzio Monte Netto.

Ci piacerebbe sentirti raccontare cosa rappresenta il vino per il nostro paese.

Che il vino e il territorio italiano vivano in totale simbiosi è verità quasi ovvia. Dovunque il vino di qualità racconta una terra e una cultura. Inoltre l’Italia ha una varietà incredibile sia di vini che di territori.

Non è facile raccontare e trasmettere i valori di tutta questa ricchezza, ci sono tantissimi elementi in gioco che vanno conosciuti a fondo, per questo credo che il compito sia delegato alle volontà e capacità dei consorzi e delle aziende, che conoscono la loro terra, le persone e che hanno il linguaggio per raccontare. In questo senso San Michele e il Consorzio Monte Netto hanno posto grande attenzione alla valorizzazione del Marzemino. Questo vitigno è presente da lunga data sul Monte Netto e si è adattato perfettamente al suo pedoclima. Le prime testimonianze del Marzemino sul Monte Netto risalgono al sedicesimo secolo, durante la dominazione veneziana, trovando da noi uno dei suoi territori d’elezione. Il lavoro svolto in questi anni è incentrato nella valorizzazione di questa peculiarità, motivo per il quale il nostro consorzio ha deciso di introdurre nel proprio disciplinare a partire dall’annata 2011 la DOC Capriano del Colle Marzemino. Fino a quel momento questo vitigno veniva utilizzato in assemblaggio con altre uve per produrre il DOC Capriano del Colle Rosso, blend di più uve.

I produttori di vino italiano sono tanti e spesso eccellenti. Parlaci della tua sfida, quella di un’azienda giovane ma già caratterizzata e ricca di personalità, alle prese con una concorrenza senza eguali al mondo.

Il livello del vino italiano ha raggiunto ora risultati veramente eccellenti con pochi eguali nel mondo per qualità, varietà e legame con il territorio di appartenenza. Questi elementi uniti in molti casi anche ad un rapporto qualità/prezzo eccellente sono gli elementi che sono alla base dell’incredibile successo che il vino italiano sta vivendo. Se sino a pochi decenni fa erano solo le denominazioni storiche ad avere raggiunto un determinato successo ora sono innumerevoli le zone anche molto piccole per numeri che hanno raggiunto risultati importanti, questo è certamente dovuto alla capacità di ottenere vini di qualità e coerenti con il territorio di appartenenza. A mio modo di vedere è questa la ricetta che ha permesso e che permetterà ancor di più in futuro al vino italiano di sapersi distinguere e imporre sui mercati internazionali, estremamente competitivi per la concorrenza sempre più agguerrita di numerosi paesi produttori che si sono affacciati più o meno recentemente sulla scena internazionale. San Michele ha intrapreso sin dagli inizi un percorso che ha portato alla valorizzazione dei vitigni del territorio che nello specifico sono il Marzemino per le uve a bacca rossa e il Trebbiano per quelle a bacca bianca. Questo percorso rappresenta certamente l’elemento più importante per identificare il nostro territorio, ma allo stesso tempo la nostra azienda ha voluto comunque andare oltre e valutare quelle che potevano essere le potenzialità del Monte Netto anche per altri vitigni, quali ad esempio il Merlot per i rossi e l’Incrocio Manzoni per i bianchi, producendo vini che siano sì fuori dagli schemi ma allo stesso tempo espressione territoriale di vitigni inconsueti per il luogo. San Michele ha intrapreso inoltre il passaggio all’agricoltura biologica, che a mio parere non deve essere vista come una scelta di bandiera, ma nell’ottica di produrre un vino più salubre rispettando allo stesso tempo il territorio che ci ospita. Questa scelta può inoltre portare le aziende che ben la interpretano ad una maggiore cura dei vari processi che si riflette inevitabilmente anche sulla qualità del prodotto finale.

Anche il vino sembra avere bisogno della tecnologia digitale. Prova a spiegarci come un prodotto che rappresenta la tradizione può realizzare un matrimonio felice con il mondo digitale.

Come dicevamo prima l’importanza della comunicazione è fondamentale, e il linguaggio che si usa, per essere comprensibile deve adeguarsi ai tempi. Gli strumenti digitali sono quindi indispensabili, sia che si tratti di promuovere l’azienda, sia che si tratti di comunicare l’enorme lavoro svolto in vigna e in cantina per produrre una bottiglia di vino di qualità. Se ben gestiti questi strumenti, web e soprattutto social network, possono contribuire a creare nuovi contatti e a rafforzare i rapporti già instaurati, in quanto l’interessato può rimanere costantemente aggiornato circa l’attività e le novità della cantina con un’immediatezza che altri strumenti tradizionali non potrebbero garantire. Sono sempre più le persone interessate a seguire passo per passo la cantina della quale apprezzano il vino e gli operatori del settore hanno l’opportunità di ricevere informazioni che si riveleranno preziose anche per la comunicazione con i propri clienti. San Michele oltre ai canali di comunicazione cartacei si è dotata di un sito internet che non sia statico ma che possa essere costantemente aggiornato circa le novità riguardanti i propri vini e circa gli eventi a cui partecipa, inoltre tramite i social, quali Facebook ed Instagram, comunica ogni aspetto della vita aziendale ai propri follower.

Mario Danesi

IMGP4184Laureato in economia aziendale, Vice Presidente del Consorzio Monte Netto, dirige la cantina San Michele inseme a Elena Danesi, laureata in psicologia.

La cantina prosegue la tradizione di famiglia, iniziata nel 1980, lavorando da un lato per esprimere il massimo del terroir e dall’altro per diversificare la scelta dei vitigni, attingendo alle grandi potenzialità del Monte Netto.

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